Gino Bartali, Giusto in bicicletta

luglio 18, 2018 Lascia un commento

Gino_Bartali

 

«Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca» Gino Bartali

 

Oggi ricorre il 104° anniversario della nascita del ciclista Gino Bartali, anniversario che anche Google celebra con un doodle dedicato all’atleta toscano.

Gino Bartali nasce il 18 Luglio del 1914 a Ponte a Ema (Firenze). A 13 anni sale in bibicletta per la prima volta iniziando così una carriera straordinario che lo vedrà vincere tra gli anni 30 e 50 del XX° secolo 2 Tour de France (1938, 1948); 3 Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), 4 Milano-Sanremo (1939, 1940, 1947, 1950); 3 Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940); 2 Giri di Svizzera (1946, 1947); 4 maglie di campione d’Italia (1935, 1937, 1940, 1952); 5 Giri della Toscana (1939, 1940, 1948, 1950, 1953); 3 Giri del Piemonte (1937, 1939, 1951); 2 campionati di Zurigo (1946, 1948); 2 Giri dell’Emilia (1952, 1953); 2 Giri della Campania (1940, 1945); poi la Coppa Bernocchi (1935), la Tre Valli Varesine (1938), il Giro di Romandia (1949) e il Giro dei Paesi Baschi (1935).

La vittoria al Tour de France del ’48, a detti di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione sociale in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.

Muore a Firenze il 5 Maggio 2000 a causa di un arresto cardiaco.

61-bartali-coppiFamosa è stata la sua rivalità con Fausto Coppi, che è rimasta sempre nei limiti della correttezza e della sportività. Una rivalità che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra.

La foto qui a sinistra, che rappresenta i due campioni mentre si passano una bottiglietta d’acqua durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France del 1952, immortala un’intera epoca sportiva, ed è entrata nell’immaginario collettivo degli italiani.

Grazie alle sue vittorie è entrato nelal calssifica della Cycling Hall of Fame.

Durante la seconda guerra mondiale, tra l’autunno del 1944 e l’estate dell 1945, salvò 800 ebrei italiani dalle deportazioni. Faceva parte della “Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei”, un’organizzazione di resistenza formata da attivsti cattolici. Andava da Firenze ad Assisi (400 km) in bicicletta per prendere i documenti falsi destinati agli ebrei, trasportandoli nascosti nei tubi del telaio della bicicletta, documenti con i quali centinaia di famiglie riuscirono a salvarsi.

Nel Maggio del 2005, il presidente della Repubblica Ciampi ha copnsegnato alla moglie la medaglia d’oro al valor civile (postuma) per quanto fatto durante la guerra.

Il 2 Ottobre del 2011, venne inserito tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova.

Il 23 settembre 2013 è stato dichiarato Giusto tra le nazioni dallo Yad Vashem,  riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.

Nella motivazione dello Yad Vashem si legge che Bartali, « cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa.»

Per saperne di più potete legge il libro “Gino Bartali, mio papà” di Andrea Bartali.

Il 16 maggio 2017, alla vigilia della partenza dell’undicesima tappa del Giro d’Italia (da Ponte a Ema a Bagno di Romagna), la squadra israeliana di ciclismo Cycling Academy fondata da Ron Baron ha organizzato una corsa con partenza dalla stessa Ponte a Ema fino ad Assisi, sullo stesso tragitto che ‘Ginettaccio’ percorse molte volte per aiutare gli ebrei perseguitati.

Quest’anno il “Giro d’Itlia” è partito da Israele. Il 2 Maggio, due giorni prima della prima tappa, che si è corsa a Gerusalemme, Gino Bartali ha ricevuto la nomina postuma a cittadino onorario di Israele.

In un momento in cui l’anti semitismo sembra aver rialzato la testa, è importante ricordare un uomo che si è messo in gioco, rischiando anche la propria vita, per aiutare gli ebrei in un momento molto tragico della loro storia.

 

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Invochiamo il Sacro Cuore di Gesù

giugno 8, 2018 Lascia un commento

 

RIFLETTIAMO sulla Solennità del Sacro Cuore di Gesù e sulla Misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione con don Davide Di Cosmo della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Eboli, in provincia di Salerno.

La Solennità del Sacro Cuore invita a guardare a Gesù?
«La liturgia con cui la Santa Chiesa celebra la festa del Sacro Cuore e la vera devozione al Cuore di Gesù consiste nel conoscere Dio e noi stessi, guardare a Gesù e ricorrere a Lui che ci vivifica e ci guida».

Il cuore ha una centralità personale e relazionale?
«Il cuore per gran parte delle culture ha simbolizzato il centro vivo delle persone è simbolo della profondità e dell’autenticità dei sentimenti e delle parole, della loro sorgente profonda: l’amore».

C’è crisi?
«La crisi è nel cuore degli uomini che non riescono per miopia, egoismo e ristrettezza di orizzonti a intravedere l’insondabile amore di Cristo cadendo in balìa dell’insicurezza, della delusione e della paura».

Il Signore ha progetti di pace e non di sventura (Cfr Ger 29,11). La liturgia applica queste parole a Gesù?
«Si, in Lui si manifesta in che modo Dio ci ama. Gesù non viene a condannarci, viene a salvarci, a portarci la pace. La Misericordia di Dio nel Sacramento della Riconciliazione riapre i nostri cuori, purificandoli da ogni peccato, artefice del nostro allontanamento da Lui e dagli essere umani, e attraverso la Grazia porta alla luce la carità di Cristo e i suoi frutti concreti di amicizia, comprensione e pace».

Lucia Giallorenzo

Fonte: foglietto “La Domenica” del 03 Giugno 2018

Categorie:Gesù Cristo

Auguri Italia!

giugno 2, 2018 Lascia un commento

 

Oggi, l’Italia repubblicana festeggia il suo 72° compleanno.

Il nostro paese non se la passa esattamente bene. Certo  è più in salute rispetto a tanti altri paesi del mondo, ma potrebbe stare molto ma molto meglio.

Dopo tre mesi dalle elezioni politiche, tre mesi di stallo, abbiamo finalmente un governo … speriamo che lavori per il bene del paese e del popolo italiano!

Questa mattina, davanti alla loggia del municipio del mio paese, Concordia Sagittaria, si è tenuta una piccola manifestazione per festeggiare questa ricorrenza.

I sindaci bambini delle nostre tre scuole elementari hanno letto alcuni articoli della Costituzione e delle brevi riflessioni sulla giornata.

Mentre li ascoltavo, riflettevo come nessuno di quegli articoli letti sia veramente rispettato.

Ad esempio, è stato letto l’articolo numero 9 che recita così: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Purtroppo però, la ricerca scientifica è poco considerata dallo Stato e poggia pesantemente sulla generosità dei cittadini italiani che sostengono associazioni come l’Airc e fondazioni come Telethon che si occupano di sostenere la ricerca scientifica sul cancro e sulle malattie genetiche rare.

Anche per quanto riguarda la tutela del paesaggio e il patrimonio storico e artistico dell’Italia, che è ricchissimo, lo Stato potrebbe fare molto di più di quanto fa.

Nonostante tutto, però, dobbiamo continuare ad impegnarci, nel nostro piccolo, per rendere questo paese un paese migliore per le generazioni che verranno dopo di noi.

Categorie:Italia

Alexandros Panagulis: eroe per i nostri tempi

maggio 16, 2018 Lascia un commento

 

Viviamo in un’era in cui i films che hanno come protagonisti supereroi vanno per la maggiore. Basti pensare che nel solo 2018 sono usciti due films: “Black Panther” e “Avengers: Infinity War”, entrambi prodotti dai Marvel Studios.

Un genere che, devo ammetterlo, piace molto anche a me! 😉

I protagonisti di questi films sono personaggi di fantasia che compiono azioni straordinarie grazie ai loro poteri eccezionali.

Esistono, però, degli eroi realmente esistiti.

Eroi che nel corso della storia hanno compiuto gesta eccezionali che li hanno fatti entrare nei libri di storia.

Eroi a cui possiamo ispirarci. Eroi da cui possiamo imparare qualcosa.

Per me, una persona che rientra perfettamente in questa categoria è Alexandros (Alekos) Panagulis.

Posso immaginare che lui non si sia mai sentito un eroe eppure, alla fine, lo è diventato non solo per il suo paese, ma anche per tante alte persone nel resto del mondo.

Alekos Panagulis nasce a Glifada (Grecia) il 02 Luglio 1939.

Dopo il colpo di stato del 21 Aprile 1967 che porta al potere il regime militare di Georgios Papadopoulos, inizia una resistenza che lo vedrà impegnato fino alla morte, avvenuta ad Atene il 01 Luglio 1976.

Il 13 Agosto 1968 compie un attentato contro il dittatore Papadopoulos, che però fallisce.

Panagulis viene arrestato ma non cede e continua a resistere e a lottare per la verità e la libertà, soffrendo molto per le indicibili torture fisiche e mentali a cui viene sottoposto.

Il 17 Novembre 1968 viene condannato a morte ma, grazie alle pressioni della comunità internazionale, viene risparmiato e il 25 Novembre viene spostato nelle prigioni militari di Boiati.

Dopo due tentativi d’evasione falliti, viene messo in una cella d’isolamento, creata appositamente per lui, di 2m per 3, con una piccola anticamera. Riesce a resistere così imprigionato per 3 anni e mezzo, durante i quali viene pesantemente picchiato e torturato.

Il 21 Agosto del 1974, dopo l’amnistia voluta dal regime, viene liberato. Il giorno dopo conosce Oriana Fallaci che diventa la sua compagna di vita. Insieme si sposteranno a vivere a Firenze.

Nel ’74 il regime dei colonnelli arriva alla fine. Vengono indette elezioni democratiche alle quali partecipa anche Panagulis che ottiene un posto in parlamento.

Testimonia al processo contro i suoi aguzzini, e da parlamentare continua la caccia ai politici che avevano collaborato col regime.

Questa attività gli attira pressioni e minacce di morte.

Alekos Panagulis muore in un incidente stradale avvenuta nella notte tra il 30 Aprile e il 1 Maggio del 1976. Incidente le cui cause non sono mai state chiarite.

La vita di Panagulis è narrata nel libro di Oriana Fallaci “Un Uomo“, che si apre con la splendida immagine della mare di folle che, al grido di «zi, zi,zi!, vive, vive, vive!», sfila per le strade di Atene il giorno del suo funerale.

Ho voluto parlarvi di Alexandros Panagulis perché credo che in un momento storico come il nostro, nel quale il potere costituito si fa sempre più tirannico, abbiamo bisogno di un modello di onestà, coraggio e forza morale a cui ispirarci, per resistere a qualsiasi oppressione possiamo trovarci di fronte.

Categorie:Personaggi

È Risorto! Alleluia!

aprile 1, 2018 Lascia un commento

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” dal vangelo secondo Giovanni, capitolo 20, vv. 1-9

 

Ogni volta che vivo la Settimana Santa percepisco, seppur con qualche difficoltà, tutto l’amore che Dio ha per me. Questo succede soprattutto il Venerdì Santo, quando partecipo alla via Crucis.

Dio ha mandao il suo unico Figlio per la salvezza di tutta l’umanità, me compresa, e per questo Gesù ha dovuto soffrire dolori indescrivibili. Ma l’ha fatto in silenzio, abbandonandosi completamente alla volontà del Padre.

Venerdì e Sabato Santo sono stati due giorni in cui sono prevalsi il silenzio e la tristezza.

Fortunatamente la storia di Gesù il Nazareno non finisce con la sua morte ma ottiene la sua piena realizzazione con la sua resurrezione che sconfigge la morte e ci apre le porte del Paradiso.

Personalmente mi sento in dovere di ringraziare Dio per quanto ha fatto per me, attraverso il suo figlio Gesù.

Buona Pasqua a tutti voi! Che la luce del Cristo Risorto possa illuminare la vostra vita!

Categorie:Pasqua

Domenica delle Palme 2018

marzo 25, 2018 Lascia un commento

 

Infine Entriamo nella settimana più importante dell’anno, per noi discepoli. Talmente importante da essere definita “santa”. Minuto dopo minuto sincronizzeremo gli orologi delal fede alle ultime ore di vita di Gesù. Al lavoro, a casa, in famiglia, tutto procederà come sempre. Ma, nel frattempo, andiamo col pensiero agli stati d’animo del Maestro, alle sue ultime, tragiche scelte. Tutto intorno a noi come velocemente, come sempre, ma noi sappiamo cosa sta per succedere al Signore. Lo abbiamo seguito nel deserto, abbiamo cercato di innalzare il nostro sguardo verso il Tabor, verso la bellezza di Dio, abbiamo seguito, anche noi turbati, alla cacciata dei mercanti del tempio. E al discorso fatto a Nicodemo, alla necessità di rinascere dall’alto guardando all’appeso. La conosciamo bene la storia di quegli ultimi giorni, ma abbiamo bisogno che incroci la nostra storia, che scardini le nostre presunte certezze, che rianimi e ravvivi la nostra piccola fede. Abbiamo bisogno urgente di conversione, ancora e ancora. Ora è il tempo di fermarsi. Ora è il momento di sedersi per ammirare lo spettacolo della morte di Dio.

Domenica della Palme Inizia come una festa questa Domenica, con quei rami di ulivi e di palme strappati dagli alberi e agitati davanti al Nazareno che entra in città cavalcando un asinello da soma, un ciuchino. E la gente che canta e grida, inebriata, entusiasta, come se tutto fosse vero e semplice. Stendono i mantelli al passaggio, i bambini, come tutti i bambini, fanno a gara a chi urla più forte. Sorride, divertito, il Signore. Barlume di gloria da pezzenti. Non entra cavalcando un puledro bianco, nessun esercito a scortarlo, nè bandiere a sventolare in alto. Non i notabili e i sacerdoti lo aspettano alle porte della città, ma povera gente che interrompe il lavoro dei campi. Osanna, Dio inatteso. Osanna, speranza nelle tenebre. Osanna, consolazione dei perduti e dei eprdenti. Osanna. Nelle nostre chiese si ripete quel gesto. Bambini divertiti portano i loro piccoli rami d’ulivo a benedire.

La Passione Poi la liturgia si fa seria. Anticipando il grande Venerdì, già legge il racconto della passione. Tocca a Marco, quest’anno, il primo Vangelo ad essere scritto. Dietro di lui si staglia l’ombra di Pietro. È un racconto asciutto, sconcertante. Gesù non reagisce, non parla, non dice nulla. Sa che sarebbe inutile, sa che non serve. L’uomo ha deciso di farlo fuori, cosa cambierebbe? Non è un Gesù rassegnato ma consegnato. Umano, umanissimo. Marco è l’unico che descrive il grido straziante del morente e la citazione del salmo 22 con quella percezione stupita dell’abbandono come se Dio, per un attimo, si dimostrasse incredulo. Non muore per finta, il Signore, non ha vantaggi, non scherza. Va fino in fondo, osa, si consegna, è osteso, appeso. Ecco, Dio ha dato tutto.

Eccoci Vi ritrovate in questo racconto? Ci siete? Dove? Forse quest’anno vi sentite un po’ come gli apostoli paurosi e sconertati, o come Pilato, ossessionato dal potere, o vi ritrovate nella trama intrigante e sconclusionata di Giuda, o nella sofferenza cruenta del Cireneo che porta la Croce, o nel desiderio di salvezza del ladro o, Dio non voglia, vi ritrovate nell’indifferenza di quegli ebrei che, entrando in città, affrettando il passo per l’imminente temporale, gettarono uno sguardo di disprezzo verso gli ennesimi condannati a morte, feccia della società, che venivano esemplarmente puniti. Tra questi condannati, Dio moriva. Ma fra tutti i personaggi, due ci sono particolarmente cari, due che solo Marco descrive.

Il giovane in fuga Il primo è quel ragazzo presente all’arresto, forse svegliato dal trambusto, sceso per curiosare vestito solo di un lenzuolo e che, preso dal trambusto, fugge inorridito, nudo. Chi è quel ragazzo? Piccolo enigma fra i tanti, molti hann ocercato di identificarlo, forse è lo stesso giovane Marco. Ma, certamente, Marco, e con lui Pietro, sta dicendo che quel giovane assomiglia al neofita che si avvicina a Cristo. Fino a quando non ha accettato la durezza della croce, lo scandalo della passione, lo sconcerto dela fallimento, non può dirsi discepolo. È facile seguire Gesù nella gloria. Meno evidente farlo nella croce. Fugge, il ragazzo, ma sarà di nuovo presente alla resurrezione. È una nudità necessaria, la sua. Come quella del discepolo. Pietro, che l’ha drammaticamente vissuta sulla sua pelle, lo sa.

Lo straniero Chi è Gesù? La domanda accompagna tutto il vangelo. Qui, alla fine, troviamo la risposta. Risposta che viene data, clamorosamente, da un non credente, un ufficiale romano che si fa voce di tutti i cercatori di Dio. Veramente costui è il figlio di Dio, afferma, vedendolo morire in quel modo. Senza maledire, senza disperazione, senza fuggire. Anche noi, meditando la passione, guardando verso l’appeso, possiamo arrivare alla stessa, sconcertante conclusione…

Buon cammino fratelli e sorelle. LAsciamoci trascinare dalla narrazione, riviviamo in noi gli odori, i suoni, le luci e i colori di quei tre giorni in cui Dio morì donando se stesso.                  

 

tratto da “Il veliero della speranza”, sussidio per la Quaresima della mia parrocchia

Categorie:Croce, Palme

Viva i papà!

marzo 19, 2018 Lascia un commento

Oggi festeggiamo San Giuseppe e la festa del papà. Innanzittuo permettetemi di fare gli auguri di buon onomastico a tutti i lettori di nome Giuseppe o Giuseppina, e un augurio a tutti i lettori che sono papà.

La figura di san Giuseppe è una figura che non ha molto spazio nei vangeli ma che però è molto importante perché collabora con Maria al piano salvifico di Dio per l’umanità.

Voglio lasciarvi alcuni stralci della esortazione apostolica “Redemptoris Custosdel santo padre San Giovanni Paolo II sulla figura e la missione di San Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa:

““Chiamato ad essere il custode del redentore, «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sè la sua sposa» (Mt 1,24).

Ispirandosi al Vangelo, i padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è figura e modello.

Nel centenario della pubblicazione dell’epistola enciclica «Quamquam Pluries» di papa Leone XIII  e nel solco della plurisecolare venerazione per san Giuseppe, desidero offrire alla vostra considerazione, cari fratelli e sorelle, alcune riflessioni su colui al quale Dio «affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi. Con gioia compio questo dovere pastorale, perché crescano in tutti la devozione al patrono della Chiesa universale e l’amore al Redentore, che egli esemplarmente servì.

In tal modo l’intero popolo cristiano non solo ricorrerà con maggior fervore a san Giuseppe e invocherà fiduciosamente il suo patrocinio, ma terrà sempre dinanzi agli occhi il suo umile, maturo modo di servire e di «partecipare» all’economia della salvezza.

Il servizio della paternità Come si deduce dai testi evangelici, il matrimonio con Maria è il fondamento giuridico della paternità di Giuseppe. E’ per assicurare la protezione paterna a Gesù che Dio sceglie Giuseppe come sposo di Maria. Ne segue che la paternità di Giuseppe – una relazione che lo colloca il più vicino possibile a Cristo, termine di ogni elezione e predestinazione (cfr. Rm 8,28s) – passa attraverso il matrimonio con Maria, cioè attraverso la famiglia.

Gli evangelisti, pur affermando chiaramente che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che in quel matrimonio è stata conservata la verginità (cfr. Mt 1,18-24; Lc 1,26-34), chiamano Giuseppe sposo di Maria e Maria sposa di Giuseppe (cfr. Mt 1,16.18-20.24; Lc 1,27; 2,5).

Ed anche per la Chiesa, se è importante professare il concepimento verginale di Gesù, non è meno importante difendere il matrimonio di Maria con Giuseppe, perché giuridicamente è da esso che dipende la paternità di Giuseppe.

Di qui si comprende perché le generazioni sono state elencate secondo la genealogia di Giuseppe. «Perché – si chiede santo Agostino – non lo dovevano essere attraverso Giuseppe? Non era forse Giuseppe il marito di Maria? (…) La Scrittura afferma, per mezzo dell’autorità angelica, che egli era il marito. Non temere, dice, di prendere con te Maria come tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Gli viene ordinato di imporre il nome al bambino, benché non nato dal suo seme. Ella, dice, partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù.

La Scrittura sa che Gesù non è nato dal seme di Giuseppe, poiché a lui preoccupato circa l’origine della gravidanza di lei è detto: viene dallo Spirito Santo. E tuttavia non gli viene tolta l’autorità paterna, dal momento che gli è ordinato di imporre il nome al bambino. Infine, anche la stessa Vergine Maria, ben consapevole di non aver concepito Cristo dall’unione coniugale con lui, lo chiama tuttavia padre di Cristo» («Sermo 51», 10, 16: PL 38, 342).

Il Figlio di Maria è anche figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale che li unisce:

«A motivo di quel matrimonio fedele meritarono entrambi di essere chiamati genitori di Cristo, non solo quella madre, ma anche quel suo padre, allo stesso modo che era coniuge di sua madre, entrambi per mezzo della mente, non della carne.

In tale matrimonio non mancò nessuno dei requisiti che lo costituiscono: «In quei genitori di Cristo si sono realizzati tutti i beni delle nozze: la prole, la fedeltà, il sacramento.

Conosciamo la prole, che è lo stesso Signore Gesù; la fedeltà, perché non c’è nessun adulterio; il sacramento, perché non c’è nessun divorzio».

Il lavoro espressione dell’amore Espressione quotidiana di questo amore nella vita della Famiglia di Nazareth è il lavoro. Il testo evangelico precisa il tipo di lavoro, mediante il quale Giuseppe cercava di assicurare il mantenimento alla Famiglia: quello di carpentiere. Questa semplice parola copre l’intero arco della vita di Giuseppe. Per Gesù sono questi gli anni della vita nascosta, di cui parla l’Evangelista dopo l’episodio avvenuto al tempio: «Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso» (Lc 2,51)

Questa «sottomissione», cioè l’obbedienza di Gesù nella casa di Nazaret, viene intesa anche come partecipazione al lavoro di Giuseppe. Colui che era detto il «figlio del carpentiere» aveva imparato il lavoro dal suo «padre» putativo. Se la Famiglia di Nazaret nell’ordine della salvezza e della santità è l’esempio e il modello per le famiglie umane, lo è analogamente anche il lavoro di Gesù a fianco di Giuseppe carpentiere. Nella nostra epoca la Chiesa ha messo questo in rilievo pure con la memoria liturgica di san Giuseppe artigiano, fissata al primo maggio. Il lavoro umano e, in particolare, il lavoro manuale trovano nel Vangelo un accento speciale. Insieme all’umanità del Figlio di Dio esso è stato accolto nel mistero dell’Incarnazione, come anche è stato in particolare modo redento. Grazie al banco di lavoro presso il quale esercitava il suo mestiere insieme con Gesù, Giuseppe avvicinò il lavoro umano al mistero della Redenzione.

Nella crescita umana di Gesù «in sapienza, in età e in grazia» ebbe una parte notevole la virtù della laboriosità, essendo «il lavoro un bene dell’uomo» che «trasforma la natura» e rende l’uomo «in un certo senso più uomo» («Laborem Exersens», 9).

L’importanza del lavoro nella vita dell’uomo richiede che se ne conoscano ed assimilino i contenuti «per aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio, creatore e redentore, a partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell’uomo e del mondo e per approfondire nella loro vita l’amicizia con Cristo, assumendo mediante la fede viva una partecipazione alla sua triplice missione: di sacerdote, di profeta e di re»…

Si tratta, in definitiva, della santificazione della vita quotidiana, che ciascuno deve acquisire secondo il proprio stato e che può esser promossa secondo un modello accessibile a tutti: «San Giuseppe è il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini; San Giuseppe è la prova che per essere buoni ed autentici seguaci di Cristo non occorrono “grandi cose”, ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici, ma vere ed autentiche» («Insegnamenti di Paolo VI», VII [1969] 1268)”.

 

Preghiera San Giuseppe Artigiano  composta da Pio XII

O glorioso Patriarca San Giuseppe, umile e giusto artigiano di Nazareth,
che hai dato a tutti i cristiani, ma specialmente a noi, l’esempio di una vita perfetta nel lavoro assiduo e nell’ammirabile unione con Maria e con Gesù, assistici nella nostra fatica quotidiana, affinché anche noi, artigiani cattolici, possiamo incontrare in essa il mezzo efficace di glorificare il Signore, di santificarci e di essere utili alla società in cui viviamo, ideale supremo di tutte le nostre azioni.

Ottienici dal Signore, o nostro protettore amatissimo, l’umiltà e la semplicità di cuore;l’amore al lavoro e a coloro che sono in esso nostri compagni; la conformità ai disegni divini nei travagli inevitabili di questa vita e la gioia per sopportarli; la coscienza delle nostre responsabilità; lo spirito di disciplina e di preghiera; la docilità e il rispetto verso i superiori; la fraternità verso i nostri pari; la carità ed l’indulgenza con i dipendenti. Accompagnaci nei momenti prosperi, quando tutto ci invita a gustare onestamente i frutti delle nostre fatiche; ma sostienici nelle ore tristi, quando sembra che il cielo si chiuda sopra di noi e che perfino gli strumenti del lavoro si ribellino nelle nostre mani.

Fa’ che, a tua imitazione, teniamo fissi gli occhi nella nostra Madre Maria, tua sposa dolcissima, che in un cantuccio della tua modesta bottega filava silenziosa, abbozzando sulle sue labbra il più soave sorriso, e che non allontaniamo mai lo sguardo da Gesù, che si affannava con Te sul tuo banco di carpentiere, affinché possiamo condurre sulla terra una vita pacifica e santa, preludio di quella eternamente felice che speriamo in cielo per tutti i secoli dei secoli. Amen

Il sogno di Giuseppe, dove Dio parla

Nella bottega di Giuseppe, maestro di Gesù

Il San Giuseppe di don Camillo riemerge dalle acque

Buona Festa a tutti i papà. Oggi più che mai dobbiamo impegnarci per salvaguardare la famiglia naturale, i figli, la vita

Categorie:Padre, Santi
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