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Domenica delle Palme 2018

marzo 25, 2018 Lascia un commento

 

Infine Entriamo nella settimana più importante dell’anno, per noi discepoli. Talmente importante da essere definita “santa”. Minuto dopo minuto sincronizzeremo gli orologi delal fede alle ultime ore di vita di Gesù. Al lavoro, a casa, in famiglia, tutto procederà come sempre. Ma, nel frattempo, andiamo col pensiero agli stati d’animo del Maestro, alle sue ultime, tragiche scelte. Tutto intorno a noi come velocemente, come sempre, ma noi sappiamo cosa sta per succedere al Signore. Lo abbiamo seguito nel deserto, abbiamo cercato di innalzare il nostro sguardo verso il Tabor, verso la bellezza di Dio, abbiamo seguito, anche noi turbati, alla cacciata dei mercanti del tempio. E al discorso fatto a Nicodemo, alla necessità di rinascere dall’alto guardando all’appeso. La conosciamo bene la storia di quegli ultimi giorni, ma abbiamo bisogno che incroci la nostra storia, che scardini le nostre presunte certezze, che rianimi e ravvivi la nostra piccola fede. Abbiamo bisogno urgente di conversione, ancora e ancora. Ora è il tempo di fermarsi. Ora è il momento di sedersi per ammirare lo spettacolo della morte di Dio.

Domenica della Palme Inizia come una festa questa Domenica, con quei rami di ulivi e di palme strappati dagli alberi e agitati davanti al Nazareno che entra in città cavalcando un asinello da soma, un ciuchino. E la gente che canta e grida, inebriata, entusiasta, come se tutto fosse vero e semplice. Stendono i mantelli al passaggio, i bambini, come tutti i bambini, fanno a gara a chi urla più forte. Sorride, divertito, il Signore. Barlume di gloria da pezzenti. Non entra cavalcando un puledro bianco, nessun esercito a scortarlo, nè bandiere a sventolare in alto. Non i notabili e i sacerdoti lo aspettano alle porte della città, ma povera gente che interrompe il lavoro dei campi. Osanna, Dio inatteso. Osanna, speranza nelle tenebre. Osanna, consolazione dei perduti e dei eprdenti. Osanna. Nelle nostre chiese si ripete quel gesto. Bambini divertiti portano i loro piccoli rami d’ulivo a benedire.

La Passione Poi la liturgia si fa seria. Anticipando il grande Venerdì, già legge il racconto della passione. Tocca a Marco, quest’anno, il primo Vangelo ad essere scritto. Dietro di lui si staglia l’ombra di Pietro. È un racconto asciutto, sconcertante. Gesù non reagisce, non parla, non dice nulla. Sa che sarebbe inutile, sa che non serve. L’uomo ha deciso di farlo fuori, cosa cambierebbe? Non è un Gesù rassegnato ma consegnato. Umano, umanissimo. Marco è l’unico che descrive il grido straziante del morente e la citazione del salmo 22 con quella percezione stupita dell’abbandono come se Dio, per un attimo, si dimostrasse incredulo. Non muore per finta, il Signore, non ha vantaggi, non scherza. Va fino in fondo, osa, si consegna, è osteso, appeso. Ecco, Dio ha dato tutto.

Eccoci Vi ritrovate in questo racconto? Ci siete? Dove? Forse quest’anno vi sentite un po’ come gli apostoli paurosi e sconertati, o come Pilato, ossessionato dal potere, o vi ritrovate nella trama intrigante e sconclusionata di Giuda, o nella sofferenza cruenta del Cireneo che porta la Croce, o nel desiderio di salvezza del ladro o, Dio non voglia, vi ritrovate nell’indifferenza di quegli ebrei che, entrando in città, affrettando il passo per l’imminente temporale, gettarono uno sguardo di disprezzo verso gli ennesimi condannati a morte, feccia della società, che venivano esemplarmente puniti. Tra questi condannati, Dio moriva. Ma fra tutti i personaggi, due ci sono particolarmente cari, due che solo Marco descrive.

Il giovane in fuga Il primo è quel ragazzo presente all’arresto, forse svegliato dal trambusto, sceso per curiosare vestito solo di un lenzuolo e che, preso dal trambusto, fugge inorridito, nudo. Chi è quel ragazzo? Piccolo enigma fra i tanti, molti hann ocercato di identificarlo, forse è lo stesso giovane Marco. Ma, certamente, Marco, e con lui Pietro, sta dicendo che quel giovane assomiglia al neofita che si avvicina a Cristo. Fino a quando non ha accettato la durezza della croce, lo scandalo della passione, lo sconcerto dela fallimento, non può dirsi discepolo. È facile seguire Gesù nella gloria. Meno evidente farlo nella croce. Fugge, il ragazzo, ma sarà di nuovo presente alla resurrezione. È una nudità necessaria, la sua. Come quella del discepolo. Pietro, che l’ha drammaticamente vissuta sulla sua pelle, lo sa.

Lo straniero Chi è Gesù? La domanda accompagna tutto il vangelo. Qui, alla fine, troviamo la risposta. Risposta che viene data, clamorosamente, da un non credente, un ufficiale romano che si fa voce di tutti i cercatori di Dio. Veramente costui è il figlio di Dio, afferma, vedendolo morire in quel modo. Senza maledire, senza disperazione, senza fuggire. Anche noi, meditando la passione, guardando verso l’appeso, possiamo arrivare alla stessa, sconcertante conclusione…

Buon cammino fratelli e sorelle. LAsciamoci trascinare dalla narrazione, riviviamo in noi gli odori, i suoni, le luci e i colori di quei tre giorni in cui Dio morì donando se stesso.                  

 

tratto da “Il veliero della speranza”, sussidio per la Quaresima della mia parrocchia

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Categorie:Croce, Palme

Crescere nella speranza con lo sguardo verso la croce che abbraccia la #comunità che prega

marzo 11, 2018 Lascia un commento

 

dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 3, vv. 14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»
“.

 

Commento al Vangelo

Nel discorso a Nicodemo Gesù confessa che Dio è innamorato del mondo, al punto da dare il figlio unigenito. “Dio ha tanto amato il mondo” ci dice Gesù. Che bizzarria! Quel “tanto” rivela un aspetto di Dio che troppe volte dimentichiamo: l’esagerazione dell’amore di Dio per noi.

Gesù, continuando, ci ricorda che Dio non vuole giudicare il mondo, ma salvarlo. Se ci credessimo! Se la semttessimo di credere in un Dio pronto a sottolineare, antipatico preside di scolaresca, le nostre incongruenze per aprirci a quel “ha tanto amato il mondo” che ribalta la prospettiva.

No, è troppo scomodo credere nell’amore, troppo impegnativo. Meglio un Dio lontano da rispettare, a cui poter dire: “Ho fatto ciò che dovevo”. Davanti all’amore, chi può dire: “Ho fatto a sufficienza”! Questo amore che si rivela, si manifesta, si esplicita nell’opera di Gesù e nelle sue parole. Ma che non saranno sufficienti. Sarà l’innalzamento, come il serpente nel deserto, a svelare inequivocabilmente questo amore. La croce è segno della misura dell’amore che Dio ha per noi.

La nostra fede consiste nel lasciarci amare, nell’aprirci alla notizia, nell’ascoltare le Parole del figlio che ci danno salvezza.

Questo Dio che sceglie di compromettersi col mondo, che incarnandosi lo salva, da’ una luce del tutto nuova alla nostra umanità.

Se Dio trova amabile il mondo, perché noi lo troviamo insopportabile? Non corriamo il rischio di subire la vita? Di vedere la realtà, il lavoro, la scuola, come una specie di punizione? E gli altri, alle volte, non rappresentano forse un ostacolo alla nostra realizzazione?

L’amabilità che Dio ha verso il mondo di spalanca a una dimensione che non sempre vediamo; ci lascia intuire che c’è uno sguardo divino sulle cose che potrebbe suggerirci un nuovo modo di essere.

Tu ami il mondo e noi, e ne vuoi la salvezza; insegnaci ad amarlo con equilibrio e verità, Dio che ami la vita!

tratto da “Il veliero della speranza”, sussidio per la Quaresima della mia parrocchia

Non vergogniamoci della Croce di Cristo

febbraio 23, 2018 Lascia un commento

 

La storia del pio esercizio della Via Crucis

La Via Crucis, come la intendiamo comunemente, risale al Medio Evo inoltrato. Furono san Bernardo di Chiaravalle (+ 1153), san Francesco d’Assisi (+1226) e san Bonaventura da Bagnoregio (+1274), con la devozione affettuosa e coinvolgente verso il mistero della Passione che diverrà poi il pio esercizio.

Infatti, la via Crucis, nella sua forma attuale, composta da quattordici stazioni disposte nello stesso ordine, appare in Spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani. Dalla Spagna venne prima fatta conoscere in Sardegna, poi nella penisola italiana.

Se deve senza dubbio all’opera di un altro francescano san Leonardo da Porto Maurizio (+1751), se la Via Crucis ebbe una rapida diffusione in tutte le chiese dell’Ordine serafico.

Il Santo ottenne poi da Clemente XII l’autorizzazione a diffonderla anche nelle altre chiese. Il Pontefice stabilì, con il breve Exponi nobis del 1731, che tutte le chiese venissero dotate di una Via Crucis.

San Leonardo eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali la più famosa è quella del Colosseo, collocata su richiesta di Benedetto XIV, il 27 Dicembre 1750, a ricordo dell’Anno Santo. Fino all’Unità d’Italia, al Colosseo si concludeva la solenne Via Crucis che percorreva la Via Sacra. Solo nel 1926, la croce tornò al Colosseo, non al centro, ma su di un lato.

Si dovette attendere il 1959 per riportare l’esercizio della Via Crucis nell’anfiteatro. Fu, infatti, Giovanni XXIII a presiedere il rito, ma solo per quell’anno. La tradizione venne ripresa da Paolo VI nel 1965 dando inizio alla presenza del Papa la sera del Venerdì Santo al Colosseo.

Nicola Gori

dal foglietto “la Domenica” del 14 Febbraio 2018

Categorie:Croce, Gesù Cristo

ECCE HOMO

aprile 14, 2017 Lascia un commento

Adoriamo la tua croce, o Signore, lodiamo e glorifichiamo la tua santa resurrezione. Dal legno della croce è venuta la salvezza in tutto il mondo“.

 

Oggi ricordiamo la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo.

Ogni volta che sento il racconto di questo fatto così tragico, mi viene da pensare che io credo in un Dio che mi ama infinitamente e che è arrivato a sacrificare il Suo unico figlio per la mia salvezza.

E lo penso, scrivo, vergognandomi di me stessa perché so che non ne sono degna e che non riesco a corripondere, almeno in parte, a questo amore.

Posso pregare Dio perché mi aiuti a migliorare e maturare nella fede, e posso ringraziarLo per il grandissimo dono che mi ha fatto nella vita, morte e risurrezione del Suo Figlio.

Permettetemi di lasciarvi il link a “Una meditazione politica sulla Passione e il trionfo di Nostro Signore Gesù Cristo” di Plinio Corrêa de Oliveira http://atfp.it/novita/1290-una-meditazione-politica-sulla-passione, un testo scritto 80 anni fa ma che suona vero anche oggi.

Categorie:Croce

La Croce che salva

marzo 28, 2015 Lascia un commento

 

Domenica scorsa abbiamo ascoltato nel quarto vangelo l’annuncio che Gesù è ormai il tempio di Dio, cioè il luogo della comunione con Dio (cf. Gv 2,19-21). E abbiamo conosciuto ancora una volta come la lettura del quarto vangelo richieda una fatica più grande per la comprensione del Vangelo, della buona notizia in esso contenuta. Si parla di gloria della  croce, della gloria del dono di se.

 


 

Oggi eccoci nuovamente di fronte a un altro brano del vangelo giovanneo,  un testo per molti aspetti difficile: Giovanni, infatti, ha una visione che va colta al di là di quello che scrive, una visione più profonda, che non è – potremmo dire – la nostra visione umana, ma appartiene solo a chi ha la fede in Gesù, dunque una visione ispirata dallo sguardo di Dio sulla vicenda di Gesù.

Giovanni è stato testimone della passione e morte di Gesù sul Golgota, quel venerdì, vigilia della Pasqua, 7 Aprile dell’anno 30 della nostra era. Ha visto la sofferenza di Gesù, il disprezzo che egli subiva da parte dei carnefici e soprattutto quel supplizio vergognoso e terribile – “crudelissimum taeterrimumque supplicium”, come lo definisce Cicerone (Contro Verre II, 5,165) – che era la croce. Ha visto questa scena con i suoi occhi ma, dopo la resurrezione di Gesù, nella fede piena, nella contemplazione e meditazione di questo evento, giunge a leggerlo in modo altro rispetto ai vangeli sinottici. In quei vangeli Gesù aveva annunciato per tre volte la “necessità” della sua passione, morte e resurrezione, e per tre volte tale annuncio aveva atterito i discepoli (cf. Mc 8,31-33 e par,; 9,30-32 e par,; 10,32-34 e par.). Anche il quarto vangelo attesta che per tre volte Gesù ha parlato di questa necessitas, ma lo fa con un linguaggio altro: ciò che nei sinottici è infamia, tortura, supplizio in croce, per Giovanni diventa invece un “innalzamento”, cioè una gloria.

Nel nostro brano risuona il primo dei tre annunci fatti da Gesù: “È necessario che il Figlio dell’uomo sia innalzato“. Effettivamente Gesù, appeso al legno, è stato innalzato da terra, ma per Giovanni questo innalzamento da terrà non è fisico, bensì è un essere innalzato gloriosamente da Dio, un essere glorificato, cioè rivelato nella sua gloria. Per Giovanni “essere innalzato” (verbo hypsóo) è anche “essere glorificato” (verbo doxáo: cf. Gv 7,59; 8,54, ecc.), essere sulla croce è essere alla destra del Padre. Per questo Gesù dice anche: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo”, ossia lo avrete materialmente messo in croce, “allora conoscerete che Io Sono (egó eimi: cf. Es 3,14)” (Gv 8,28), che io sono come Dio.

E ancora: “Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Quest’ora dell’innalzamento è dunque l’ora della glorificazione (cf. Gv 12,23; 13,31-32), l’ora della passione e della croce. Nel quarto vangelo croce e Pasqua sono lo stesso mistero, e l’ora della passione è l’ora dell’epifaniza dell’amore.

Enzo Bianchi

dal foglietto settimanale della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

Categorie:Croce, Quaresima

Grazie Gesù!

aprile 18, 2014 Lascia un commento

O Croce di nostra salvezza, albero tanto glorioso, un altro non v’è nella selva, di rami di fronde a te uguale. Per noi, dolce legno, che porti appeso il Signore del mondo.

Esalti ogni lingua nel canto lo scontro e la grande vittoria, e sopra il trofeo della Croce proclami il suo grande trionfo, poiché il Redentore del mondo fu ucciso e fu poi vincitore.

Al Padre sia gloria e al Figlio, e gloria allo Spirito Santo; eterna sia gloria per sempre all’Unico e Trino Signore; il suo amore il mondo ha redento, e sempre il suo amore lo salva. Amen

La Passione del Signore

aprile 16, 2014 Lascia un commento

Pagato con trenta denari, come si pagava uno schiavo, Gesù arriva a vivere la sua ora in cui si abbandona al Padre fino all’estremo dono di sé.

La sua morte è una vita consegnata per superare la situazione di non comunione in cui si trova l’essere umano nei confronti di Dio.

I discepoli dormono al Getsemani, invece di vigilare e di pregare.

Si alternano tanti personaggi: davanti ad essi ciascuno di noi è chiamato a misurarsi. Pietro rinnega, Giuda dispera, Pilato si lava le mani, i giudici del Sinedrio credono di aver agito bene secondo la Legge, i soldati maltrattano, il Cireneo soccorre.

C’è tanto silenzio nel momento della morte: unico interlocutore è il Padre.

Il legno della maledizione diventa grazia per tutta l’umanità. Sotto la croce c’è posto per tutti, anche per il centurione romano. E dalla croce parte la lieta notizia della risurrezione: quella di Gesù e della nostra in Lui e grazie a Lui.


 

Dio ha voluto salire sul patibolo per cercare il suo amato, ciascuno di noi, condannato alla dura prova della morte.

Il Volto del Dio crocifisso è l’essenza del cristianesimo. Le sue braccia spalancate sul legno sono la porta d’ingresso al Paradiso.

Non posso far altro che mettermi in ginocchio e riconoscere la mia durezza di cuore, il mio spietato disinteresse per tutti i Giusti che finiscono sotto i colpi della violenza.

Non posso immaginare un amore più grande. È l’amore di Dio.

 

dal foglietto settimanale della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

Categorie:Croce, Palme, Quaresima
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