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Archive for the ‘Trasfigurazione’ Category

«È bello per noi stare qui»

agosto 6, 2017 Lascia un commento

La tua trasfigurazione, o Cristo, getta una luce abbagliante sulla nostra vita quotidiana e ci fa rivolgere la mente al destino immortale adombrato in questo evento” Beato Paolo VI

 

dal foglietto “La Domenica” del 06 Agosto 2017

 

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Trasfigurazione: in morte del Beato Paolo VI

 

Il 6 Agosto di trentanove anni fa, che anche in quel caso, come quest’anno, era Domenica, il Beato papa Paolo VI spirava a Castelgandolfo. Il fatto che il Signore abbia disposto di voler chiamare a sé questo suo servo fedele proprio nel giorno della Trasfigurazione, non è certamente senza significato.

Celebrando l’Eucarestia a quattro giorni dalal sua morte, l’allora Arcivescovo di Monaco, Card. Joseph Ratzinger disse nell’omelia: «Papa Paolo è stato chiamato alla casa del Padre nella sera della festa della Trasfigurazione del Signore, poco dopo aver ascoltato la santa messa e ricevuto i sacramenti. “È bello per no stare qui” aveva detto Pietro a Gesù sul monte della trasfigurazione. Voleva rimanere. Quello che a lui allora venne negato è stato invece concesso a Paolo VI in questa festa della Trasfigurazione del 1978: non è più dovuto scendere nella quotidianità delal storia. È potuto rimanere lì, dove il Signore siede alla mensa, per l’eternità, con Mosè, Elia e i tanti che giungono da oriente e da occidente, dal settentrione e dal meridione. Il suo cammino terreno si è concluso».

Tutta la vita di questo grande Papa è stata, in fondo, una preparazione a questa “metamorfosi”. Ce lo dice egli stesso, nelle parole che aveva preparato per l’Angelus di quella Domenica, parole che non potè mai pronunciare: «QUel corpo, che si trasfigura davanti agli occhi attoniti degli apostoli, è il corpo di Cristo nostro fratello, ma è anche il nostro corpo chiamato alla gloria; quella luce cje lo inonda è e sarà anche la nostra parte di eredità e di splendore».

Guido Colombo ssp

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Categorie:Trasfigurazione

Cristianesimo, religione della #bellezza


Abbiamo bisogno della Trasfigurazione, per riuscire a percorrere con perseveranza il cammino della Quaresima e della Passione. Dobbiamo guardare Gesù, perché in Lui c’è la perfetta realizzazione della nostra fede, il compimento.

E se guardiamo Gesù vediamo che Lui, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, cioè orientando la sua vita verso la gioia che gli veniva dal Padre, la pienezza di amore e di santità che sono nel padre, tenendo fisso lo sguardo a quella meta, si è sottoposto alla croce e ha disprezzato la vergogna.

Essere crstiani è bello! Trasmettiamo anche con la vita e le parole questa verità!

 

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Dal deserto al Tabor, dalla Domenica dell’ombra che ci minaccia, alla Domenica della luce che ci abita. Ciò che è avvenuto in Cristo avverrà in ciascuno, Lui è il volto ultimo e alto dell’uomo, icona di Dio dipinta, come le antiche icone greche, su di un fondo d’oro, che traspare dalle ferite e dai graffi della vita, come da misteriose feritoie. Il racconto della trasfigurazione è collocato in un contesto duro e difficile: Gesù ha appena consegnato ai suoi il primo annuncio della passione: il figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato, venire ucciso. E subito, dentro quel momento di oscurità, il vangelo ci regala il volto di Cristo che gronda luce, su cui tenere fissi gli occhi per affrontare il momento in cui la vita gronda sangue, per tutti, come per Gesù nell’orto degli ulivi.

Gesù salì su di un monte a pregare. I monti sono come indici puntati verso il cielo, verso il mistero di Dio e la sua salvezza, raccontano che l vita è un ascendente silenzioso e tenace verso più luce, più orizzonti, più cielo. Gesù sale per pregare. La preghiera è metetrsi in viaggio: destinazione Tabor, un battesimo di luce e di silenzio; destinazione futuro, un futuro più buono; approdo è il cuore di luce di Dio.

Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto. Pregare trasforma. Pregare cambia il cuore, tu diventi ciò che contempli, ciò che ascolti, ciò che ami, Colui che preghi: è nel contatto con il Padre che la nostra realtà si illumina, e appare in tutta la sua lucentezza e profondità.

In qualche momento privilegiato, toccati dalla gioia, dalla dolcezza di Dio, forse ci è capitato di dire, come Pietro: Signore, che bello! Vorrei che questo momento durasse per sempre. Facciamo qui tre tende? E una voce interiore diceva: è bello stare su questa terra, gravida di luce. È bello essere uomini, dentro questa umanità che pian piano si libera, cresce, ascende. È bello vivere.

Le parole di Pietro trasmettono una esperienza precisa: Dio è bello. Invece la nostra predicazione ha presentato, talvolta, Dio in miseria, relegato a rovistare nel passato e nel peccato dell’uomo. ora sta a noi restituirgli il suo volto solare, testimoniare un Dio bello, desiderabile, initeressante. Il Dio del futuro, delle fioriture, un Dio da gustare e da godere. Come san Francesco quando prega: tu sei bellezza, tu sei bellezza. Come sant’Agostino: tardi ti ho amato bellezza tanto antico e tanto nuova. Sarà come bere alle sorgenti della luce, agli orgli dell’infinito. Davvero il cristianesimo è proprio la religione della penitenza, della mortificazione, del sacrificio, come molti pensano? No, il vangelo è la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore.

Ermes Ronchi

dal foglietto informativo settimanale della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

“Che bello essere qui, Rabbì!”

marzo 12, 2015 Lascia un commento

Domenica scorsa eravamo nel deserto, luogo di lotta e di tentazione. Oggi, ci troviamo su un monte a contemplare Gesù trasfigurato dalla gloria di Dio.

Come Pieitro, Giacomo e Giovanni, anche noi siamo tentati di fermarci quando troviamo un’oasi di pace. Ma Dio ci invita a cammianre sui passi del suo Figlio, ad ascoltarlo e a portare la croce assieme a lui. Quando siamo (o saremo) dentro le prove e le sofferenze. Quando il male e la cattiveria ci attaccano, la luce e la pace di Gesù ci incoraggino ad andare avanti.

Dopo la croce c’è la risurrezione.

 

 

Dall’abisso di pietre al monte della luce, dalle tentazioni nel deserto alla trasfigurazione. Le prime due domeniche di Quaresima offrono la sintesi del percorso che la vita spirituale di ciascuno deve affrontare: evangelizzare le nostre zone d’ombra e di durezza, liberare tutta la luce sepolta in noi. In noi che siamo, assicura Gesù, luce del mondo. Guardate a lui e sarete raggianti e non avrete più volti oscuri, cantava il salmista.

Aveva iniziato in Galilea la sua predicazione con la bella notizia che il regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi, diceva, e credete che Lui è qui e guarisce la vita. Oggi il Vangelo mostra gli effetti della vicinanza di Dio: vedere il mondo in altra luce e cantare la bellezza della vita.

Gesù porta i tre discepoli sopra un monte alto. La montagna è la terra che penetra nel cielo, il luogo dove si posa il primo raggio di sole e indugia l’ultimo; i monti sono, nella Bibbia, le fondamenta della terra e la vicinanza del cielo, il luogo che Dio sceglie per parlare e rivelarsi. E si trasfigurò davanti a loro. E le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. Pietro ne è sedotto, e prende la parola: che bello essere qui, Rabbì! Facciamo tre capanne. L’entusiasmo di Pietro, la sua esclamazione stupita: che bello! ci fanno capire che la fede per essere pane nutriente, per essere vigorosa, deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un “che belloo!” gridato a pieno cuore. Avere fede è scoprire, insieme a Pietro, la bellezza del vivere, ridare gusto a ogni cosa che faccio, al mio svegliarmi al mattino, ai miei abbracci, al mio lavoro. Tutta la vita prende senso, ogni cosa è illuminata: il male e il buio non vinceranno, il fine della storia sarà positivo.

Ciò che seduce Pietro non è lo splendore del miracolo o il fascino dell’onnipotenza, ma la bellezza del volto di Gesù, immagine alta e pura del volto dell’uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio. Intuisce che la trasfigurazione non è un evento che riguarda Gesù solo, ma che ci riguarda tutti.

Infine il Padre prende la parola ma per scomparire dietro la parole del Figlio: “Ascoltate Lui“. Sali sul monte per vedere e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltate Lui. Nostra vocazione è liberare, con gioisa fatica, tutta la bellezza di Dio sepolta in noi. E il primo strumento per la liberazione della luce è l’ascolto della Parola. Leggete il vangelo!

Ermes Ronchi

dal foglietto informativo della mia parrocchia “Canta e cammina”

Se stai con Gesù la tua vita cambia!

marzo 22, 2014 Lascia un commento

“Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»”. Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 7, vv 5 – 9 

trasfigurazione_2Pietro, Giacomo e Giovanni sono testimoni di un evento che chiamiamo trasfigurazione. Gesù assume un aspetto non abituale e l’evangelista parla di un volto splendente e di vesti candide. Il colore bianco assieme alla luce esprime nella Bibbia il mondo divino. Sul monte è già paradiso. È già eternità. La presenza di Elia e di Mosè colloca Gesù nella storia della salvezza voluta da Dio stesso.

Interviene Pietro ed esprime un sentimento umanamente condivisibile. Ma la sua parola è fuori posto: prima deve ascoltare, prima deve ricevere la chiave per interpretare quel mistero di luce e di gloria.

In Gesù ci parla Dio stesso e Lui va ascoltato e seguito nella fedeltà e nell’obbedienza. Tutta la storia è ormai abitata da una luce nuova. La gloria di Dio è fra noi.

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Gesù si trasfigura su un alto monte. Con Lui ci sono Mosè ed Elia, uomini abituati a scalare la montagna per incontrare Dio. Ora stanno in conversazione con Lui, al di là delle regole del tempo e dello spazio.

“Ascoltate Lui”: ecco l’invito a vivere la mia trasfigurazione, quel cambiamento necessario per diventare amici del Signore.

Con Pietro ripetiamo: “È bello stare qui”, in preghiera, in contemplazione. La tua luce mi comunica la forza per accettare le più esigenti responsabilità. Anche la croce.

dal foglietto settimanale della mia parrocchia, “Canta e cammina”

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