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Archive for the ‘Risurrezione’ Category

Buona #Pasqua!

aprile 17, 2017 Lascia un commento

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona Pasqua! “Cristòs anèsti! – Alethòs anèsti!”, “Cristo è risorto! – È veramente risorto!”. È fra noi, qui, in piazza! In questa settimana possiamo continuare a scambiarci l’augurio pasquale, come se fosse un unico giorno. È il grande giorno che ha fatto il Signore.

Il sentimento dominante che traspare dai racconti evangelici della Risurrezione è la gioia piena di stupore, ma uno stupore grande! La gioia che viene da dentro! E nella Liturgia noi riviviamo lo stato d’animo dei discepoli per la notizia che le donne avevano portato: Gesù è risorto! Noi lo abbiamo visto!

Lasciamo che questa esperienza, impressa nel Vangelo, si imprima anche nei nostri cuori e traspaia nella nostra vita. Lasciamo che lo stupore gioioso della Domenica di Pasqua si irradi nei pensieri, negli sguardi, negli atteggiamenti, nei gesti e nelle parole… Magari fossimo così luminosi! Ma questo non è un maquillage! Viene da dentro, da un cuore immerso nella fonte di questa gioia, come quello di Maria Maddalena, che pianse per la perdita del suo Signore e non credeva ai suoi occhi vedendolo risorto. Chi fa questa esperienza diventa testimone della Risurrezione, perché in un certo senso è risorto lui stesso, è risorta lei stessa. Allora è capace di portare un “raggio” della luce del Risorto nelle diverse situazioni: in quelle felici, rendendole  più belle e preservandole dall’egoismo; in quelle dolorose, portando serenità e speranza.

In questa settimana, ci farà bene prendere il Libro del Vangelo e leggere quei capitoli che parlano della Risurrezione di Gesù. Ci farà tanto bene! Prendere il Libro, cercare i capitoli e leggere quello. Ci farà bene, in questa settimana, anche pensare alla gioia di Maria, la Madre di Gesù. Come il suo dolore è stato intimo, tanto da trafiggere la sua anima, così la sua gioia è stata intima e profonda, e ad essa i discepoli potevano attingere. Passato attraverso l’esperienza di morte e risurrezione del suo Figlio, viste, nella fede, come l’espressione suprema dell’amore di Dio, il cuore di Maria è diventato una sorgente di pace, di consolazione, di speranza, di misericordia. Tutte le prerogative della nostra Madre derivano da qui, dalla sua partecipazione alla Pasqua di Gesù. Dal venerdì al mattino di domenica, Lei non ha perso la speranza: l’abbiamo contemplata Madre addolorata ma, al tempo stesso, Madre piena di speranza. Lei, la Madre di tutti i discepoli, la Madre della Chiesa, è Madre di speranza. A Lei, silenziosa testimone della morte e della risurrezione di Gesù, chiediamo di introdurci nella gioia pasquale. Lo faremo con la recita del Regina Caeli, che nel tempo pasquale sostituisce la preghiera dell’Angelus”. Papa Francesco, Regina Coeli, Piazza San Pietro, Lunedì dell’Angelo, 21 aprile 2014

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

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Categorie:Risurrezione

Non è qui, è risorto!

marzo 28, 2016 Lascia un commento

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».

Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse.

Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto”

dal vangelo secondo Luca, capitolo 24, vv. 1-12

 

 

La risurrezione di Cristo è un fatto che segna in modo indelebile la storia. Grazie al sacrificio di Cristo sulla croce il peccato e la morte sono stati vinti e la ferita inferta dai progenitori è stata risanata. Siamo passati dall’oscurità e violenza del Venerdi Santo alla luce e alla gioia della Domenica di Pasqua.

La crocifissione e la risurrezione di Cristo sono l’apice della misericordia divina ed è un qualcosa che, personalmente, mi lascia senza parole. Non posso far altro che ringraziare Dio perché, nonostante le nostre mancanze e debolezze, ci ha amati a tal punto da donarci suo Figlio per la nostra salvezza.

Nostro compito, affidatoci dallo stesso Risorto, è quello di portare la luce e la gioia della risurrezione nel mondo. Non è cosa facile ma indispensabile per aiutare un mondo che sembra sempre più in balia delle forze del male.

 

 

Categorie:Luce, Risurrezione

Non dobbiamo tacere sull’ALDILÀ

novembre 2, 2015 Lascia un commento

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Corrado Giaquinto (1690 ca.-1765), Il Paradiso (particolare), olio su tela.

Campagna di informazione e sensibilizzazione del 01 Novembre 2015

Cari amici,

il mese di novembre ci apre uno squarcio sul cielo, la meta a cui tutti dobbiamo tendere.

La Chiesa, celebrando la solennità di Tutti i santi e la commemorazione dei fedeli defunti, ci richiama al destino che attende la nostra vita. Non siamo nati per dissolverci nella polvere ma, grazie alla nostra anima spirituale e immortale, una volta nati, non moriremo mai.

L’orizzonte dell’eternità deve illuminare il nostro cammino nel tempo. A ogni uomo è concesso di vivere un tempo più o meno lungo, durante il quale deve fare quelle scelte che determineranno il suo destino eterno. Si tratta, in definitiva di aprirsi a Dio e di accogliere il suo amore, oppure di respingerlo, restando chiusi in se stessi, in una solitudine senza speranza.

Sono molti oggi, proprio nei nostri paesi di antica cristianità, coloro che vivono come se con la morte finisse tutto. Si tratta di un inganno diabolico che rende triste la vita e angosciosa la morte. Proprio a queste persone, che vivono senza Dio e senza la luce dell’eternità, è necessario testimoniare la certezza cristiana della vittoria di Gesù sulla morte e la gioia della vita che non ha fine.

Radio Maria, fin dalle origini, ha dato una forte testimonianza sulle ultime realtà della vita, aiutando moltissime persone a morire serenamente, nella preghiera e nella speranza.

Si affronta diversamente la morte quando si pensa che sarà il momento dell’abbraccio con Gesù e Maria e con tutti i nostri cari che ci attendono!

Vostro Padre Livio

Seconda Domenica di Pasqua: la Domenica di Tommaso

aprile 14, 2015 Lascia un commento

 

“Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. dal vangelo secondo Giovanni, capitolo 20, vv 26-31

 

Il brano della seconda Domenica di Pasqua, che inauguara il tempo liturgico dedicato allo Spirito e alla Chiesa, ci conduce al cuore delle interpretazioni pasquali di Gesù. Il travaglio di comprensione delle prime generazioni cristiane, che vanno costruendo la loro fede e la missione nel mondo sulla figura del Risorto, trova qui riscontro in una sorta di dramma a due scene, che culmina con la più alta professione di fede del vangelo di Giovanni, paradossalmente pronunciata dallo scettico Tommaso: “Signore mio e Dio mio”. Al centro di tale dramma si staglia così i ltema della fede nei segni pasquali e, più ampiamente, la dinamica del trapasso dall’incredulità verso la resurrezione al rischio della fede comunitaria.

 


 

La prima scena si risolve nella cosiddetta “Pentecoste di Giovanni”. nella sera del Sabato di Pasqua, troviamo i discepoli come paralizzati dalla paura dei Giudei, asserragliati, impermeabili a qualsiasi contatto verso l’esterno. Il Cenacolo appare così come una chiesa chiusa e assediata, ancora incapace di dare ordine e senso alla sequenza sconvolgente di eventi e di notizie succedutisi negli ultimi giorni.

In queswto clima sospeso ittompe inopinatamente Gesù. L’evangelista sottolinea che non si tratta di un’apparizione fantasmatica o di un’allucinazione collettiva, bensì di una presenza vivente e concreta. L’ostensione dei segni della passione impressi nel corpo offre la prova incontrovertibile che la figura che si staglia al centro del cenacolo è lo stesso uomo del Venerdì santo, per quanto ormai trasfigurato nella nuova condizione del risorto. Soprattutto, però, la sua apparizione si configura come una sequenza di doni e affidamenti, capaci di rinnovare e donare nuova vita al gruppo dei discepoli. Il dono della pace, innanzitutto, volto a dissipare le nebbie del timore che ancora avvolge la comunità. Poi, ancora, la missione (cfr. Mt 28,18; Mc 16,15; Gv 3,17.34; 5,36.38; 6,57) e, soprattutto, lo Spirito che, come rivela l’atto dell’alitare, mette in atto una nuova creazione.

È dunque la prima chiesa che qui viene a costituire e a definire i fondamenti del suo esistere nel mondo. Da questo momento in poi i discepoli saranno a loro volta in grado di testimoniare attraverso la parola ciò che i loro occhi hanno visto.

La seconda scena, che replica per molti aspetti la prima, è centrata su Tommaso. Il nome stesso del discepolo – in greco Didimo ossia “il gemello” – reca impresso come sua qualità profonda il doppio e la scissione. È significativo del resto il quarto vangelo ce lo presenti come un personaggio duplice, costantemente diviso tra una sequela entusiastica e irruente e l’incomprensione profonda del Maestro e della sua via. Figura per antonomasia del dubbio e della volontà di ciascun credente assediato dall’ombra del dubbio e assetato di appigli alla sua fede.

Assente dal cenacolo in occasione della prima apparizione, Tommaso non accoglie la testimonianza dei discepoli. Quell’uomo apparso otto giorni prima potrebbe non essere Gesù. Perciò egli pretende di dettare co ndeterminazione e sicumera le proprie condizioni: se no nvedo, non stendo la mano, non metto il dito, non potrò credere. Non si tratta però, come solitamente si ritiene, di un’ottusa mancanza di fede quanto piuttosto di un comprensibile scetticismo, alimentato da un autentico bisogno di verifica. Lo scetticismo cede il passo allo stupore; gli occhi si spalancano davanti alle ferite e la bocca proferisce balbettando, quasi a fil di voce “Mio Signore e mio Dio!” la più grande professione di fede di tutti i tempi!

Farò Pasqua, quando saprò ripeterla, con convinzione, anch’io!

dal foglietto informativo della mia parrocchia, “Canta e cammina”

Cristo è risorto per noi! Alleluia!

aprile 8, 2015 Lascia un commento

 

«Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?”. Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”.» dal vangelo secondo Marco, capitolo 16, vv. 1-7

 

Se Maria di Magdala si fosse recata al sepolcro un giorno rpima, avremmo celebrato la Pasqua un giorno prima. Scrive Giovanni nel capitolo 20: “Il primo giorno della settimana”, letteralmente nel primo dopo il Sabato”, “Maria di Magdala si recò al sepolcro”. Perché Maria di Magdala non si è recata al sepolcro subito dopo la sepoltura di Gesù, ma ha atteso il primo giorno dopo il Sabato? Perché è ancora condizionata dall’osservanza della legge, il riposo del Sabato. E quindi l’osservanza della legge ha impedito di sperimentare subito la potenza della vita che c’era in Gesù, una vita capace di superare la morte. L’evangelista, attraverso questa indicazione, vuole segnalare ai suoi lettori che l’osservanza della legeg ritarda l’esperienza della nuova creazione che viene inaugurata da Gesù.

 


 

La comunità, rappresentata da Maria di Magdala, ancora è condizionata dall’osservanza della legge. Questo ritarda l’esperienza della risurrezione. “Si reca al sepolcro di mattino quando era ancora buio. Le tenebre sono immagine dell’incomprensione della comunità che ancora non ha compreso Gesù che si è definito “luce del mondo”, il suo messaggio, la sua verità.

E vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro“. Ebbene la prima reazione di Maria di Magdala è correre da Simon Pietro e dall’altro discepolo. Gesù aveva detto: “Viene l’ora in cui vi disperderete ciascuno per conto suo”. Ebbene l’evangelista attribuisce a questa donna, Maria di Magdala, il ruolo del pastore che raduna le pecore che si erano disperse. E annuncia loro “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. Non parla di un corpo, ma parla del Signore, quindi c’è già l’allusione che è vivo questo Gesù. Ebbene cosa fanno Pietro e l’altro discepolo? “Si recano al sepolcro”. L’unico posto dove non dovevano andare.

Nel vangelo di Luca sarà espresso molto chiaramente dagli uomini che frenano le donne che vanno al sepolcro, “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Pietro e l’altro discepolo vanno in cerca del Signore nell’unico posoto dove lui non c’è, cioè nel luogo della morte.

Entrambi i discepoli corrono, giunge prima il discepolo amato, quello che ha l’esperienza dell’amore di Gesù. Pietro, che ha rifiutato di farsi lavare i piedi e quindi non ha voluto accettare l’amore che Gesù ha espresso nel servizio, arriva più tardi. Ma l’altro discepolo si ferma e permette che sia Pietro ad entrare. Perché? È importante che i ldiscepolo che ha tradito Gesù e per il quale la morte è la fine di tutto – e questo era il motivo del tradimento – faccia per primo l’esperienza della vita. E poi entra anche l’altro discepolo. “Vide e credete“.

Ma il monito fondamentale dell’evangelista, “non avevano compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti“. La preoccupazione di Giovanni è che si possa credere alal risurrezione di Gesù solo ovedendo i segni della sua vittoria sulla morte. No! La risurrezione di Gesù non è un privilegio concesso a qualche personaggio duemila anni fa, ma una possibilità per tutti i credenti. Come? Lo dice l’evangelista. “Non avevano compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti“. Non si crede che Gesù è risorto perché c’è un sepolcro vuoto, ma soltanto se lo si incontra vivo e vivificante nella propria vita.

dal foglietto settimanale della mia parrocchia, “Canta e cammina”

Messaggio “Urbi et Orbi” Pasqua 2014

aprile 21, 2014 Lascia un commento

Loggia centrale della Basilica Vaticana
Domenica, 20 aprile 201
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Cari fratelli e sorelle, buona e santa Pasqua!

Risuona nella Chiesa sparsa in tutto il mondo l’annuncio dell’angelo alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto … venite, guardate il luogo dove era stato deposto» (Mt 28,5-6).

Questo è il culmine del Vangelo, è la Buona Notizia per eccellenza: Gesù, il crocifisso, è risorto! Questo avvenimento è alla base della nostra fede e della nostra speranza: se Cristo non fosse risorto, il Cristianesimo perderebbe il suo valore; tutta la missione della Chiesa esaurirebbe la sua spinta, perché è da lì che è partita e che sempre riparte. Il messaggio che i cristiani portano al mondo è questo: Gesù, l’Amore incarnato, è morto sulla croce per i nostri peccati, ma Dio Padre lo ha risuscitato e lo ha fatto Signore della vita e della morte. In Gesù, l’Amore ha vinto sull’odio, la misericordia sul peccato, il bene sul male, la verità sulla menzogna, la vita sulla morte.

Per questo noi diciamo a tutti: «Venite e vedete!». In ogni situazione umana, segnata dalla fragilità, dal peccato e dalla morte, la Buona Notizia non è soltanto una parola, ma è una testimonianza di amore gratuito e fedele: è uscire da sé per andare incontro all’altro, è stare vicino a chi è ferito dalla vita, è condividere con chi manca del necessario, è rimanere accanto a chi è malato o vecchio o escluso… “Venite e vedete!”: l’Amore è più forte, l’Amore dona vita, l’Amore fa fiorire la speranza nel deserto.

Con questa gioiosa certezza nel cuore, noi oggi ci rivolgiamo a te, Signore Risorto!

Aiutaci a cercarti affinché tutti possiamo incontrarti, sapere che abbiamo un Padre e non ci sentiamo orfani; che possiamo amarti e adorarti.

Aiutaci a sconfiggere la piaga della fame, aggravata dai conflitti e dagli immensi sprechi di cui spesso siamo complici.

Rendici capaci di proteggere gli indifesi, soprattutto i bambini, le donne e gli anziani, a volte fatti oggetto di sfruttamento e di abbandono.

Fa’ che possiamo curare i fratelli colpiti dall’epidemia di ebola in Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia, e quelli affetti da tante altre malattie, che si diffondono anche per l’incuria e la povertà estrema.

Consola quanti oggi non possono celebrare la Pasqua con i propri cari perché strappati ingiustamente ai loro affetti, come le numerose persone, sacerdoti e laici, che in diverse parti del mondo sono state sequestrate.

Conforta coloro che hanno lasciato le proprie terre per migrare in luoghi dove poter sperare in un futuro migliore, vivere la propria vita con dignità e, non di rado, professare liberamente la propria fede.

Ti preghiamo, Gesù glorioso, fa’ cessare ogni guerra, ogni ostilità grande o piccola, antica o recente!

Ti supplichiamo, in particolare, per la Siria, l’amata Siria, perché quanti soffrono le conseguenze del conflitto possano ricevere i necessari aiuti umanitari e le parti in causa non usino più la forza per seminare morte, soprattutto contro la popolazione inerme, ma abbiano l’audacia di negoziare la pace, ormai da troppo tempo attesa!

Gesù glorioso, ti domandiamo di confortare le vittime delle violenze fratricide in Iraq e di sostenere le speranze suscitate dalla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi.

Ti imploriamo che venga posta fine agli scontri nella Repubblica Centroafricana e che si fermino gli efferati attentati terroristici in alcune zone della Nigeria e le violenze in Sud Sudan.

Ti chiediamo che gli animi si volgano alla riconciliazione e alla concordia fraterna in Venezuela.

Per la tua Risurrezione, che quest’anno celebriamo insieme con le Chiese che seguono il calendario giuliano, ti preghiamo di illuminare e ispirare iniziative di pacificazione in Ucraina, perché tutte le parti interessate, sostenute dalla Comunità internazionale, intraprendano ogni sforzo  per impedire la violenza e costruire, in uno spirito di unità e di dialogo, il futuro del Paese. Che loro come fratelli possano oggi cantare Хрhctос Воскрес.

Per tutti i popoli della Terra ti preghiamo, Signore: tu che hai vinto la morte, donaci la tua vita, donaci la tua pace! Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!

 SALUTO

Cari fratelli e sorelle,

rinnovo il mio augurio di Buona Pasqua a tutti voi giunti in questa Piazza da ogni parte del mondo. Estendo gli auguri pasquali a quanti, da vari Paesi, sono collegati attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Portate nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità il lieto annuncio che Cristo nostra pace e nostra speranza è risorto!

Grazie per la vostra presenza, per la vostra preghiera e per la vostra testimonianza di fede. Un pensiero particolare e riconoscente per il dono dei bellissimi fiori, che provengono dai Paesi Bassi. Buona Pasqua a tutti!

 

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

È RISORTO!

aprile 20, 2014 Lascia un commento

Cristo nostra speranza è risorto. La morte non lo tiene più prigioniero. E chi è unito a Lui crede e vive la stessa liberazione.

Oggi vediamo la pietra rotolata via dalla forza della vita. Oggi su tutti si sparge il profumo del perdono e il dono della pace.

Con Lui troviamo il coraggio di attraversare ogni valle  oscura e di cantare umilmente la vittoria della Vita nuova.

Buttiamo via l’abito vecchio. Risorgiamo con Lui.

dal foglietto settimanale della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

Testo Commento di Giovanni Paolo II°

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