Home > Croce, Palme > Domenica delle Palme 2018

Domenica delle Palme 2018


 

Infine Entriamo nella settimana più importante dell’anno, per noi discepoli. Talmente importante da essere definita “santa”. Minuto dopo minuto sincronizzeremo gli orologi delal fede alle ultime ore di vita di Gesù. Al lavoro, a casa, in famiglia, tutto procederà come sempre. Ma, nel frattempo, andiamo col pensiero agli stati d’animo del Maestro, alle sue ultime, tragiche scelte. Tutto intorno a noi come velocemente, come sempre, ma noi sappiamo cosa sta per succedere al Signore. Lo abbiamo seguito nel deserto, abbiamo cercato di innalzare il nostro sguardo verso il Tabor, verso la bellezza di Dio, abbiamo seguito, anche noi turbati, alla cacciata dei mercanti del tempio. E al discorso fatto a Nicodemo, alla necessità di rinascere dall’alto guardando all’appeso. La conosciamo bene la storia di quegli ultimi giorni, ma abbiamo bisogno che incroci la nostra storia, che scardini le nostre presunte certezze, che rianimi e ravvivi la nostra piccola fede. Abbiamo bisogno urgente di conversione, ancora e ancora. Ora è il tempo di fermarsi. Ora è il momento di sedersi per ammirare lo spettacolo della morte di Dio.

Domenica della Palme Inizia come una festa questa Domenica, con quei rami di ulivi e di palme strappati dagli alberi e agitati davanti al Nazareno che entra in città cavalcando un asinello da soma, un ciuchino. E la gente che canta e grida, inebriata, entusiasta, come se tutto fosse vero e semplice. Stendono i mantelli al passaggio, i bambini, come tutti i bambini, fanno a gara a chi urla più forte. Sorride, divertito, il Signore. Barlume di gloria da pezzenti. Non entra cavalcando un puledro bianco, nessun esercito a scortarlo, nè bandiere a sventolare in alto. Non i notabili e i sacerdoti lo aspettano alle porte della città, ma povera gente che interrompe il lavoro dei campi. Osanna, Dio inatteso. Osanna, speranza nelle tenebre. Osanna, consolazione dei perduti e dei eprdenti. Osanna. Nelle nostre chiese si ripete quel gesto. Bambini divertiti portano i loro piccoli rami d’ulivo a benedire.

La Passione Poi la liturgia si fa seria. Anticipando il grande Venerdì, già legge il racconto della passione. Tocca a Marco, quest’anno, il primo Vangelo ad essere scritto. Dietro di lui si staglia l’ombra di Pietro. È un racconto asciutto, sconcertante. Gesù non reagisce, non parla, non dice nulla. Sa che sarebbe inutile, sa che non serve. L’uomo ha deciso di farlo fuori, cosa cambierebbe? Non è un Gesù rassegnato ma consegnato. Umano, umanissimo. Marco è l’unico che descrive il grido straziante del morente e la citazione del salmo 22 con quella percezione stupita dell’abbandono come se Dio, per un attimo, si dimostrasse incredulo. Non muore per finta, il Signore, non ha vantaggi, non scherza. Va fino in fondo, osa, si consegna, è osteso, appeso. Ecco, Dio ha dato tutto.

Eccoci Vi ritrovate in questo racconto? Ci siete? Dove? Forse quest’anno vi sentite un po’ come gli apostoli paurosi e sconertati, o come Pilato, ossessionato dal potere, o vi ritrovate nella trama intrigante e sconclusionata di Giuda, o nella sofferenza cruenta del Cireneo che porta la Croce, o nel desiderio di salvezza del ladro o, Dio non voglia, vi ritrovate nell’indifferenza di quegli ebrei che, entrando in città, affrettando il passo per l’imminente temporale, gettarono uno sguardo di disprezzo verso gli ennesimi condannati a morte, feccia della società, che venivano esemplarmente puniti. Tra questi condannati, Dio moriva. Ma fra tutti i personaggi, due ci sono particolarmente cari, due che solo Marco descrive.

Il giovane in fuga Il primo è quel ragazzo presente all’arresto, forse svegliato dal trambusto, sceso per curiosare vestito solo di un lenzuolo e che, preso dal trambusto, fugge inorridito, nudo. Chi è quel ragazzo? Piccolo enigma fra i tanti, molti hann ocercato di identificarlo, forse è lo stesso giovane Marco. Ma, certamente, Marco, e con lui Pietro, sta dicendo che quel giovane assomiglia al neofita che si avvicina a Cristo. Fino a quando non ha accettato la durezza della croce, lo scandalo della passione, lo sconcerto dela fallimento, non può dirsi discepolo. È facile seguire Gesù nella gloria. Meno evidente farlo nella croce. Fugge, il ragazzo, ma sarà di nuovo presente alla resurrezione. È una nudità necessaria, la sua. Come quella del discepolo. Pietro, che l’ha drammaticamente vissuta sulla sua pelle, lo sa.

Lo straniero Chi è Gesù? La domanda accompagna tutto il vangelo. Qui, alla fine, troviamo la risposta. Risposta che viene data, clamorosamente, da un non credente, un ufficiale romano che si fa voce di tutti i cercatori di Dio. Veramente costui è il figlio di Dio, afferma, vedendolo morire in quel modo. Senza maledire, senza disperazione, senza fuggire. Anche noi, meditando la passione, guardando verso l’appeso, possiamo arrivare alla stessa, sconcertante conclusione…

Buon cammino fratelli e sorelle. LAsciamoci trascinare dalla narrazione, riviviamo in noi gli odori, i suoni, le luci e i colori di quei tre giorni in cui Dio morì donando se stesso.                  

 

tratto da “Il veliero della speranza”, sussidio per la Quaresima della mia parrocchia

Annunci
Categorie:Croce, Palme
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: