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Prove di dittatura? Il disegno di legge sulla “omofobia e la transfobia”


Fonte: Rivista Associazione Tradizione Famiglia Proprietà

di Filippo Campo

 

In Italia la libera espressione del pensiero e del credo religioso rischia seriamente di essere cancellata.

La libertà di pensiero e di religione, tutelata dalla nostra Costituzione agli artt. 19 e 21, qualora venisse approvata in Parlamento la proposta di legge contro la “omofobia e la transfobia”, verrà inesorabilmente minata e diventerà reato qualunque opinione espressa in pubblico contro l’ideologia del “gender”, il cosiddetto “matrimonio omosessuale” e l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali.

L’art. 19 recita: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. L’art. 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altra forma di diffusione”.

Il progetto di legge contro la “omofobia e la transfobia”, tuttavia, prevede la punibilità con la “reclusione fino ad un anno e sei mesi” di chi “propaganda idee ovvero incita a commettere ovvero commette atti di discriminazione motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”.

Vieta, poi, il diritto di esistere a qualsiasi “organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione”. Prevede, inoltre, la punibilità con la “reclusione da sei mesi a quattro anni” di chi “partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza”.

Prevede, altresì, la punibilità con la “reclusione da uno a sei anni” di chi “promuove e dirige tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi”.

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  1. dario
    settembre 1, 2015 alle 21:43

    Ho letto l’articolo per intero. Ritengo che sia palesemente inficiato da ignoranza giuridica e dalla diffusione di bufale (che nuociono, al finale, alla vostra stessa causa).
    1-una legge che punisse penalmente l’idea pro matrimonio ‘naturale’ sarebbe in palese violazione dell’art 21 Cost. e dunque incostituzionale. La lettera del ddl ruota ovviamente intorno al concetto di ‘discriminazione’, il che palesemente e ragionevolmente (art 3 Cost.) non è.
    2-La storia degli arresti pacifici in Francia è una colossale bufala. Se così non fosse la Francia sarebbe sicuramente stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, alla cui Convenzione la Francia stessa aderisce.
    3-Un ultimo appunto: la Chiesa è un soggetto dell’ordinamento come gli altri e dunque è ad esso sottoposto come tutti gli altri soggetti. Essa dunque non può arbitrariamente tacciare di ‘depravazione’ le persone. Tu come reagiresti se ti chiamassero depravata? Ti ricordo che siamo nel 2015, il medioevo (per fortuna) è passato da un pezzo. Anche la chiesa, dunque, è tenuta a rispondere di ingiuria e discriminazione. Perché dovrebbe essere altrimenti? C’è libertà di religione e di pensiero, non libertà di offendere. Ciò vale (per fortuna) per tutti, compresa la chiesa.
    Il problema di voi conservatori è che vi sentite superiori agli altri, ‘un po’ più uguali degli altri’.

  2. dario
    settembre 1, 2015 alle 21:53

    Dimenticavo: depravato non è chi va a letto con una persona del suo stesso sesso, ma chi ci va, a una veneranda età, con una prostituta minorenne.
    È questo che rende voi conservatori insopportabili: l’ipocrisia.

  3. dario
    settembre 3, 2015 alle 11:28

    Rettifico quanto ho scritto sulla chiesa. Essa è un soggetto terzo rispetto all’ordinamento italiano. I rapporti tra essi sono infatti regolati dai patti lateranensi.
    Ora, non so quali siano i paletti posti all’opera di proselitismo, ma credo che sia i patti lateranensi, che la ragionevolezza impongano quello del rispetto delle persone e della loro dignità (art 3 Cost.). Pertanto, se la chiesa è libera di escludere da essa i gay, non è libera (perché sarebbe arbitrio) escluderei chiamandoli ‘depravati’. Al di là di quanto previsto dai patti, credo che questo rientri tra le questioni di civiltà minime! E non è un caso che le convenzioni internazionali sui diritti umani non ammetterebbero mai cose del genere (ma non so se e quali il vaticano ha firmato).
    Cara padovese, ma tu davvero ritieni che si possa chiamare ‘depravata’ una persona senza tema? È questa, secondo te, una offesa o una mera espressione del proprio pensiero? Se chiamassero depravati i cattolici tu lo accetteresti?
    In ogni caso, ho l’impressione he scrivere in questo blog sia tempo perso: si parla col muro, non rispondi mai.
    Saluti.

  4. novembre 2, 2015 alle 12:24

    Nei tuoi commenti riguardo la chiesa denoti una tale ignoranza che mi fai addirittura pena! 1) La chiesa non esclude nessuno, nememno i gay! http://www.courageitalia.it/
    2) La chiesa non denuncia e giudica la persona in quanto tale ma il comportamento! Perché posso dire che rubare è sbagliato ma non compiere un atto omosessuale? Giudico l’atto non chi lo compie.

    Se io compissi un atto depravato e mi definissero depravata non so se mi offenderei. Sa non mi è mai successo ne l’una ne l’altra cosa la sua domanda non può avere risposta certa.

    Ci sono tante cose che mi offendono ma non mi sognerei mai di chiedere che chi compie quelle cose perda il posto di lavoro o vada in galera o sia costretto a fare dei corsi di rieducazione!

    Ti faccio io una domanda: sei d’accordo con quanto scritto in questo articolo http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lultima-frontiera-della-gogna-sul-webliste-di-proscrizione-per-razzisti-e-omofobi-14279.htm?

    Ultimissima cosa: ti consiglio di non generalizzare facendo di tutta l’erba un fascio, perché 9 volte su 10 compi un errore madornale e grossolano.

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