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Io sono la vite, voi i tralci


Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” dal vangelo secondo Giovanni, capitolo15, vv. 1-8

Il nostro rapporto con Gesù non è qualcosa di temporaneo, di effimero, legato a qualche momento bello: il battesimo, la prima comunione, la cresima, la partecipazione a qualche funerale. Un rosario. Un pellegrinaggio che ci ha entusiasmato. Un prete simpatico. Un papa eccezionale!

Dobbiamo fare i conti con i problemi concreti della vita quotidiana: la malattia di un familiare. La morte di una persona cara. La sofferenza dei bambini. L’arroganza dei superbi.

Il nsotro rapporto con Gesù passa attraverso potature, percorsi dolorosi, passaggi oscuri e umanamente ioncomprensibili. Diventare discepoli-amici di Gesù non è una passeggiata. È restare uniti a Lui, come il tralcio alla vite, sempre!

 

 

Nel vangelo secondo Giovanni ci sono parole di Gesù alle quali purtroppo siamo abituati e che dunque ascoltiamo o leggiamo in modo superficiale. Queste parole sembrano pretese assurde, che un uomo equilibrato non puà avanzare. Solo quando le leggo o le ascolto quali parole del Risorto vivente, del Kýrios, del Signore in mezzo alla sua chiesa (cf. Gv 20,19-26), mi sento di accoglierle come parole di verità e di vita. La pagina odierna è tratta dai “discorsi di addio” (cf. Gv 13, 31-16,33), parole – lo ripeto – del Risorto.

Gesù afferma: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore, il vignaiolo“. Per un ebreo credente la vite è una pianta familiare, la vite era diventata l’immagine del popolo di Israele, della comunità del Signore.

i profeti nella loro predicazione si erano più volte serviti di questa immagine per parlare dei credenti. Gesù è la pianta e i credenti in lui sono i tralci: ma la pianta della vite è sempre una! Il Padre vignaiolo, avendo cura di questa vite e desiderando che faccia frutti abbondanti, interviene non solo lavorando la terra ma anche con la potatura. È la parola di Dio che compie questa potatura, perché essa è anche giudizio che separa.

Ma in questa parola di Gesù ci viene anche ricordato che non spetta nè alal vigna né alla vite potare, e dunque separare, staccare i tralci: solo Dio lo può fare, non la chiesa, vigna del Signore, non i tralci. E no nva dimenticato che, se anche la vigna a volte può diventare rigogliosa e lussureggiante, resta però sempre esposta al rischio di fare fogliame e di non dare frutto. Per questo è assolutamente necessario che nella vita dei credenti sia presente la parola di Dio con tutta la sua potenza e la sua signoria: la Parola che monda chiesa e comunità; la Parola che, come spada a doppio taglio (cf. Eb 4,12), taglia il tralcio sterile, pota i ltralcio rigoglioso e prepara una vendemmia abbondante e buona.

commento di Enzo Bianchi, priore di Bose

dal foglietto settimanale della mia parrocchia “Canta e cammina”

Categorie:Bibbia
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