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Cristiani d’Iraq, una doppia catastrofe


 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

di Louis Raphael Sako*

È ormai evidente che ai cristiani iracheni, insieme ad altre minoranze, è stato inferto un colpo mortale al cuore delle loro vite e della loro esistenza, attraverso la cacciata di centomila cristiani con la forza, o rubando i loro possedimenti, i soldi, i documenti, o occupando le loro case. E questo solo per essere cristiani!

Ho visitato i campi profughi nelle province di Erbil e Dohok e quello che ho visto e ascoltato è oltre ogni immaginazione!

Dal 6 agosto a oggi non si è vista ancora una soluzione concreta immediata per la crisi che abbiamo di fronte. Non solo: continua il flusso di fondi, armi e combattenti per lo Stato Islamico. Malgrado stiamo vivendo una campagna organizzata di eliminazione dall’Iraq, la coscienza del mondo non è ancora pienamente consapevole della gravità della situazione.

Ora è già iniziata la seconda fase del disastro: la migrazione di queste famiglie in diverse parti del mondo: in questo modo si svuota la storia, l’eredità e l’identità di questo popolo.

Sfollamento e migrazione hanno un grande impatto su di noi, sia per i cristiani che per i musulmani. L’Iraq sta perdendo una componente insostituibile della sua società, quella cristiana; quindi comincia la scomparsa di una tradizione autentica!

La comunità internazionale – a cominciare da Stati Uniti e Unione Europea che hanno una responsabilità storica e morale nei confronti dell’Iraq – non può restare indifferente. Pur riconoscendo tutto ciò che si sta facendo per risolvere la crisi, sembra che le decisioni e le azioni intraprese finora, non abbiano provocato alcun reale cambiamento sul corso degli eventi; e il destino delle persone colpite è ancora sospeso, come se queste persone non facessero parte della razza umana!

Lo stesso si deve dire a proposito della comunità musulmana, le cui dichiarazioni sugli atti barbarici contro la vita, la dignità e la libertà dei cristiani, praticati nel nome della loro religione, non sono state all’altezza delle aspettative, tenendo conto che i cristiani hanno contribuito e hanno combattuto per questo paese, vivendo una collaborazione con i loro fratelli musulmani.

Il fondamentalismo religioso sta ancora crescendo in potenza e forza, provocando tragedie, e facendoci chiedere quando gli esperti religiosi islamici e gli intellettuali musulmani inizieranno a esaminare criticamente questo pericoloso fenomeno e a sradicarlo attraverso l’educazione a una vera coscienza religiosa e diffondendo una autentica cultura dell’accettazione dell’altro come fratello e come cittadino con tutti gli stessi diritti.

Quello che è successo è terribile e orrendo, abbiamo bisogno di un urgente ed efficace sostegno internazionale da parte di tutte le persone di buona volontà per salvare dall’estinzione i cristiani e gli yazidi, componenti autentiche della società irachena. Sapendo che il silenzio e la passività incoraggerà i fondamentalisti dell’Isis a commettere ancora più tragedie. La domanda diventa: chi sarà il prossimo?

Molte delle persone sfollate desiderano tornare nelle loro città e nelle loro case nella Piana di Ninive, e sperano di poterlo fare in sicurezza sotto la protezione internazionale. Ma la piena sicurezza di questa zona non può essere raggiunta senza la cooperazione della comunità internazionale insieme a un’azione congiunta del governo centrale e del governo regionale del Kurdistan. Queste persone innocenti meritano di vivere nella pace e nella dignità dopo il terrore inflitto a loro dall’Isis e dopo essere stati derubati dai loro stessi vicini.

La Chiesa: Certamente noi siamo fieri della fede dei nostri figli e figlie, e della loro fermezza e coraggio davanti a questa calamità, per il bene della loro fede. Noi li invitiamo a vivere questa crisi in una reale comunione con tutte le persone intorno a loro senza alcuna distinzione. Ciò di cui abbiamo bisogno non sono estenuanti dichiarazioni ma una reale comunione con gli altri, così come l’abbiamo sperimentata durante le visite della delegazione della Conferenza episcopale francese, dell’inviato personale di papa Francesco e dei Patriarchi.

Questa crisi ci rende capaci di una ricostruzione spirituale, morale e materiale delle nostre comunità. Noi rispettiamo la decisione di quelli che vogliono migrare, ma per quelli che desiderano rimanere, sottolineiamo la nostra lunga storia e il patrimonio profondamente radicato in questa terra.

Dio ha il suo progetto per la nostra presenza in questa terra e ci invita a portare il messaggio di amore, fratellanza, dignità e coesistenza armoniosa.

* Patriarca di Babilonia dei Caldei
   Presidente dell’Assemblea dei vescovi dell’Iraq

  1. dario
    giugno 3, 2015 alle 20:25

    All’inizio degli anni 2000 lei era favorevole alla guerra in iraq?
    Cosa pensa dei 200 milioni che all’epoca avevano manifestato in tutto il mondo per dire NO alla guerra di bush, avvertendo che ciò avrebbe portato instabilità nella regione e aggravato il terrorismo (saddam, tra l’altro, era laico: non è che c’entrava il petrolio?)?

    • giugno 5, 2015 alle 09:16

      Sì ero favorevole. Ora ho dei dubbi riguardo a quella guerra. Saddam laico? Non credo. E il petrolio non c’entrava nulla. Il problema è che lei cita Bush ma in realtà se l’ISIS esiste è colpa di Obama che probabilmente lei ammira molto. E le spiego perché: Bush aveva stabilito con il governo iracheno una data per il ritiro delle forze americane che sarebeb stato graduale negli anni. Obama se ne è andato precipitosamente dall’Iraq, nonostante il governo gli chiedesse di far rimanere una parte dei soldati. E in questo vuoto si è creato l’Isis. Isis che Obama non ha nessuna voglia di combattere (e basterebbero dei bombardamenti seri non quelli che stann ofacendo ora).
      Il problema di oggi è l’Islam radicale che non accetta l’esistenza di altre religioni!

      • dario
        giugno 6, 2015 alle 14:10

        1-Assolutamente non sto con obama. La sua politica è sostanzialmente in perfetta continuità con quella di bush (vedi siria e libia).
        2-certo che saddam era un laico (tareq Aziz era perfino cristiano, quindi con gli islamici non c’entrava nulla). La stagione dei fondamentalismi sunniti è scoppiata all’indomani della guerra in iraq. Dunque era una guerra per il petrolio: non c’entrava il terrorismo e nemmeno c’erano le famigerate armi di distruzione di massa. Il problema di saddam era che aveva il petrolio nazionalizzato, proprio come l’Iran e….la libia del laicissimo gheddafi. L’america interviene per i suoi interessi, non certo per la democrazia.
        3-forze armate americane o meno, in iraq è esplosa l’instabilità, diventando la base dell’isis. In ogni caso si sarebbe stata un’ulteriore guerra: invadere è semplice, mantenere il potere è un altro discorso.
        Oggi l’isis non viene combattuto perché fa comodo: è finanziato dai sauditi ed è antagonista a Iran e siria (anche assad ha il petrolio nazionalizzato: una coincidenza).
        4-è il momento di ripensare completamente la politica in medioriente: li le guerre, oltre ad essere di per se mostruose (nonostante i media ci ‘bombardino’ di bombe intelligenti), causano altre guerre. Ci vuole stabilità per debellare terrorismo e invasione di profughi.
        Se l’isis ha consenso un motivo ci sara: la guerra di bush oltre ad essere di per se scellerata, ha anche estromesso scelleratamente i sunniti dai giochi politici.
        È il momento che la dottrina americana sia spedita all’inferno: in medioriente è essa la cosa principale di tutti i mali.
        Negli anni 2000, i 200 milioni di manifestanti avevano ragione. È oggettivo.

  2. dario
    giugno 3, 2015 alle 20:27

    Altrimenti se ci soffermiamo sempre e solo sulle conseguenze, senza guardare alle cause, non ne usciremo mai: ci saranno sempre guerre che legittimeranno altre guerre (vedi ora libia).

    • giugno 5, 2015 alle 09:17

      Una parolina di denuncia della persecuzione dei cristiani però potrebbe anche scriverla ugualmente o no?

      • dario
        giugno 6, 2015 alle 14:12

        Le persecuzioni dei cristiani sono finanziate dall’Arabia saudita, principale alleato del usa. Se non uscite da questa finta guerra di civiltà e non vi rendete conto che è solo una guerra per il petrolio, non ne usciremo mai.
        Io non ho bisogno di nominare le persecuzioni dei cristiani: io sono contro ogni persecuzione. E la causa di esse ha la fonte nella guerra in iraq e poi quella in Libia.
        Basta co’ sti cristiani! I sauditi sono amici nostri!!!! Lo capite o no?! $$$$$

      • dario
        giugno 6, 2015 alle 14:15

        Quanti cristiani c’erano un iraq prima della guerra? E oggi?
        E allora il problema chi l’ha creato?
        Spogliatevi del mainstream per la miseria! LE PERSECUZIONI AI CRISTIANE LE FINANZIANO NOI TRAMITE I SAUDITI! Ma per essi manco a parlarne di sanzioni, vero?! No, i conservatori le vogliono per cuba, un paese comunista ormai insignificante. Quanta ipocrisia e cattiva informazione.

      • dario
        giugno 6, 2015 alle 14:17

        E poi non sento mai nominare sunniti, sciiti, curdi, cristiani. No, esistono solo i musulmani e i cristiani! Il medioriente è come era l’europa prima della guerra, quando parlare di ‘europei’ non voleva dire nulla. E anche in medioriente oggi parlate di musulmani o arabi non significa praticamente nulla.
        Ma il mainstream lo fa, poiché deve mettervi nella zucca che è un mero scontro di civiltà tra occidente e islam. Balle.

  3. dario
    giugno 9, 2015 alle 17:00

    E allora, crede ancora alla guerra di religione o di civiltà?
    Crede ancora alla guerra in iraq contestualizzata nell’11 settembre?
    E soprattutto, crede ancora che le guerre siano la soluzione all’instabilità e che noi siamo legittimati ad intervenire con le armi nei paesi altrui e che lo facciamo per amore della pace, della democrazia o delle minoranze cristiane?

  4. dario
    giugno 9, 2015 alle 17:03

    E crede ancora che per le popolazioni di quelle regioni noi abbiamo l’autorità morale di intervenire? Crede ancora che in paesi credano in noi?

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