Home > Bibbia > Io sono il buon pastore

Io sono il buon pastore


“«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.  E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio»”. dal vangelo secondo Giovanni, capitolo 10, vv 11-18

 

 

La quarta Domenica di Pasqua, Domenica del buon Pastore, ha il suo centro nella pagina evangelica che, con l’immagine di Gesù pastore, presenta una visione sintetica dell’evento pasquale, culmine della storia di salvezza.

Nel suo ministero Gesù è stato pastore del “piccolo gregge” esponendo la sua vita fino a donarla per amore dei suoi (cf. Gv 10, 11-15: riferimento alla morte di Cristo); la sua morte poi sfocia nella resurrezione che prolunga ed estende il suo ministero di pastore a livello universale che crea comunione e unità (Gv 10, 16-18: riferimento alla resurrezione).

 


 

In forza dell’evento pasquale Gesù è il “pastore buono”, cioè il pastore che dà salvezza, l’unico a cui spetti questo titolo che nel primo Testamento designa Dio nel rapporto con il popolo d’Israele nel suo insieme (Sal 80: “Tu, pastore d’Israele”) e con ciascun figlio d’israele singolarmente (Sal 23: “Il Signore è il mio pastore”).

La prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, presenta l’annuncio della resurrezione di Cristo nel discorso di Pietro al sinedrio: le energie della resurrezione agiscono nella chiesa, e grazie alla fede, il nome del Signore opera guarigioni di malati. La seconda lettura presenta il cristiano quale rigenerato a figlio di Dio dal dono di amore del Padre.

Il paradosso cristian oemerge dalla rivelazione di Gesù quale “buon pastore“, cioè quale autentico e unico pastore: egli “offre la vita per le pecore“, cioè rischia la vita, la espone ai pericoli dei briganti e degli animali feroci, pur di salvare le sue pecore. E arrivare anche a dare la vita, a morire per i suoi. Egli non è un mercenario, un salariato, ma il pastore unito alle pecore da un legame personale e di amore. NIente di funzionale nella qualità di pastore che Cristo vive: egli è in legame di obbedienza e di amore con il Padre (“il Padre conosce me e io conosco il Padre”) e vive una legame di consocenza, amore e appartenenza con le pecore: “Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me“. Tutto si gioca sul piano della relazione, non del ruolo, né della funzione, sul piano dell’amore, non del dovere: “Nessuno ha un amore più grande di questo dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

la rivelazioen del pastore diviene anche rivelazione della qualità della pecora, ovvero, fuor di metafora, del credente che segue il pastore Gesù Cristo. Il credente è colui che conosce il Signore e ne ascolta la voce (vv. 14-16). Ascolto e consocenza del Signore sono azioni anzitutto personali che introduconon nella vita spirituale e conducono verso l’unità interiore. Ma sono anche azioni ecclesiali che consentono al Signore di governare la sua comunità e di condurla verso l’unità: “Diventeranno un solo gregge e un solo pastore“. Il testo intravede il formarsi di un popolo composto da persone provenienti non solo da Israele, ma anche dalle genti (ho altre pecore che non sono di questo ovile”), evento che sarà frutto della Pasqua e si compira nell’eschaton. Giovanni presenta Gesù come pastore universale: a lui solo spetta questo titolo. È Gesù Cristo il “Pastore della chiesa  universale sparsa su tutta la terra“, come recita il Martirio di Policarpo (XIX,2). Giovanni inoltre parla dell’unicità del pastore che è Cristo: “Giovanni non avrebbe mai detto che Pietro era l’unico pastore!” (Ignace de la Potterie).

Il legame tra Cristo “buon pastore” e la resurrezione emerge anche dall’arte funeraria cristiana antica che rappresenta Cristo con una pecora sulle spalle già nelel antiche catacombe e nelle zone cimiteriali: egli è il pastore che conduce l’uomo attraverso la morte alla vita eterna in Dio.

frate Luciano Manicardi

dal foglietto informativo della mia parrocchia “Canta e cammina”

 

Categorie:Bibbia
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: