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Osanna al Figlio di David!


 

Fratelli carissimi, questa assemblea liturgica è preludio alal Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nelal città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione“.

Abbiamo riportato le parole con cui ha inizio la liturgia che coimmemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, tutta l’assemblea poi in processione cammina verso la chiesa dove si celebrerà la divina liturgia. Ma erano veramente sinceri quel giorno, quando fecero festa a Gesù che entrava a Gerusalemme? Era autentico il loro entusiasmo? E Gesù non si accorge di nulla? Come mai lui che tante volte a detto di tacere lascia fare?


 

Vangelo di Marco: v.11 “Ed entrò a Gerusalemme”: nel racconto di Marco, questa è la prima e l’unica visita di Gesù a Gerusalemme. Luca 2,41-52 narra la visità che Gesù vi ha fatto da ragazzo, e Giovanni dà per scontate diverse visite. Dal punto di vista storico è probabile che l’evangelista Giovanni abbia ragione.

“Nel Tempio”: dobbiamo immaginarci Gesù che entra nel complesso del Tempio, che era costituito da diversi cortili. Nel Tempio vero e proprio, il  Santo dei Santi, ci poteva entrare soltanto il sommo sacerdote una sola volta all’anno nella festa dell’Espiazione.

“E dopo aver guardato ogni cosa attorno”: per alcuni commentatori questa è una prova che Gesù era la prima volta che andava a Gerusalemme, perché si guarda attorno come un turista. “Essendo ormai l’ora tarda”:così termina il primo giorno della settimana di Passione nello schema di Marco. “Uscì con i Dodici verso Betània”: la folla è sparita e l’entusiasmo popolare si è spento. Gesù ritorna alla sua residenza temporanea a circa tre chilometri ad est di Gerusalemme.

Il racconto dell’entrata di Gesù a Gerusalemme in Mc 11,1-11 stabilisce l’identità di Gesù quale il Messia e Figlio di Davide. Man mano che il racconto della settimana santa procede, tuttavia, le aspettative popolari che vedono in Gesù il Messia il Figlio di Davide si dimostreranno sbagliate. I lettori di Marco si troveranno a dover affrontare l’incomprensibile paradosso di Gesù come il Messia sofferente.

Mentre “molti” (v.8) lo acclamano, Gesù si limita a guardarsi intorno (cf. v.11) e a uscire verso Betania, “essendo l’ora già tarda”. Qui si può supporre una punta di ironia da parte dell’evangelista: all’attesa messianica espressa dalle folle Marco contrappone la constatazione del calar della sera; alla motivazione che spinge le folle, per la quale Gesù dovrebbe prendere possesso del santuario, l’evangelista sembra oppure una ragione di second’ordine per giustificare la sua uscita di scena: è tempo di andare a dormire! Come se nulla di essenziale potesse ormai accadere, per la salvezza e la speranza della folla, a Gerusalemem e al tempio. Questo sembra trovare conferma se si prende atto della destinazione di Gesù e dei dodici: Betania. Il seguito del racconto lo mostrerà: non è a Gerusalemme, ma a Betania che il Messia sarà unto con un’unzione per lo meno paradossale (cf. 14, 3-9).

L’acclamazione della folle nasce un equivoco sulla persona di Gesù: si aspettano che sia lui il liberatore politico che li libererà dall’occupante romano. Oggi diremmo che si aspettano da lui, miracoli e gesti prodigiosi. Ignorano che colui che acclamano è in cammino verso la sua passione, verso la croce.

Gesù capisce le aspettative della folla, non le sconfessa. Sa che sono espressione di una sofferenza, di una speranza. Eppure… non le esaudisce.

All’ingresso trionfale, all’aspirazione delle folle, alle speranze confuse, Gesù risponde guardandosi attorno e uscendo, come se il sopraggiungere delal sera fosse sufficiente per porre fine a quella speranza illusoria di un domani felice. Non si lascia strumentalizzare, neanche per una giusta causa.

Questo episodio contiene una parola di speranza accompagnata da uan provocazione fondamentale: la presenza di Cristo è risposta al desiderio di un incontro, all’attesa di una fede, alla speranza di una liberazione. La sua presenza invita a mettersi in cammino e a passare dalla Gerusalemme delle nostre aspirazioni di liberazione messianica alla Betania dell’unzione di un corpo che sta andando alla morte. Al dono.

dal foglietto settimanale della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

Categorie:Palme
  1. Stefani Germanotta
    aprile 1, 2015 alle 23:08

    Bigotta del cazzo, senza te il mondo sarebbe un posto migliore, molto migliore, essere inutile.

    • aprile 7, 2015 alle 20:08

      Grazie mille per i commenti!🙂 Ricorda che Gesù è morto e risorto per salvare anche te! Buona Pasqua!

  2. Stefani Germanotta
    aprile 1, 2015 alle 23:10

    Bigottismo da medioevo.

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