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Dio è un padre non un padrone!


 

Le letture di questa domenica ci offrono l’opportunità di confrontarci, verificando chi realmente è Dio per la nostra vita: è un padrone da obbedire è un giudice da temere? È un padre intransigente che soffoca le più naturali aspirazioni umane, impedendoci di realizzare i nostri sogni? Alimenta i nostri sensi di colpa? Questa domenica ci invita a guardare dentro di noi e a un rivoluzionario progetto di vita: il dono di sè come unica verità dell’esistenza. Infatti “chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Fidiamoci!


 

Nella prima lettura è proposta una straordinaria pagina del profeta Geremia, in cui Dio promette una nuova alleanza con Israele, non più scolpita sulla pietra, ma incisa nel cuore: “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo”. Di fronte al fallimento della prima alleanza Dio non si arrende e invia il suo profeta a proclamare un annuncio straordinario che va oltre l’immaginazione. la legge di Dio sarà scritta non più su tavole di pietra, ma su tavole di carne.

La nuova alleanza, promessa dalla prima lettura e invocata dal salmo 50, si realizza definitivamente e pienamente in Gesù Cristo. Lo mostrano sia il breve, ma intenso, brano della lettera agli Ebrei, sia il vangelo di Giovanni. Come i vangeli, anche questo scritto ricorda la preghiera di Gesù al Padre durante la passione. Egli lo supplica di essere liberato dalla prova. In che modo fu esaudito dal Padre, se poi andrà incontro alla morte? In realtà, la supplica di Gesù verrà esaudita in un modo che supera ogni ragionevole attesa umana. Dopo la morte, infatti, il Padre lo fa risorgere, elevandolo alla sua destra e costituendolo Signore dei vivi e dei morti.

Vogliamo vedere Gesù“. I greci non sono ebrei: non conoscono le promesse di Mosé e non sanno chi è il Messia. Però vogliono incontrare Gesù: si accorgon o in qualche modo che egli ha risposte alle domande più profonde dell’uomo, al loro infinito desiderio di pienezza. Questo è il “segno” che Gesù aspettava per comprendere che è giunto il momento della glorificazione.

Quando sarò innalzato attirerò tutti a me“. Se vogliamo seguire il Signore dobbiamo metetrci al suo servizio, ovvero cercare di raggiungere i suoi obiettivi. Non possiamo difendere il Signore a spada tratta, proclamare la serietà della fede, se non ci mettiamo al suo servizio, quindi anche disposti a perdere qualcosa pur di non perdere lui. Allora il Padre ci onorerà.

Il mondo verrà giudicato e tutti capiranno spontaneamente l grande disponibilità di Gesù e del Padre. Quando lo vediamo morire, vediamo una vera disponibilità di Dio, lo vediamo al nostro livello ma anche capace di aiutarci tutti. Per questo ne siamo irresistibilmente attratti.

Perché il crocifisso mi attira? Perché riesco a pregare meglio vicino al crocifisso? È solo un’abitudine oppure quel segno dice molto di più?

Gesù è venuto a salvare tutti. È morto sulla croce per salvare tutti, non con le armi, ma con l’amore e il dono di sé. Come il chicco di grano

dal foglietto della mia parrocchia “Canta e cammina”

Categorie:Quaresima
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