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Essere casa per Cristo


 

Avvicinandosi il Natale, la liturgia ci chiede di fare della nostra vita una ‘casa’ per Dio. Infatti “a che cosa serve che io dica che Cristo è venuto soltanto nella carne che egli ricevette da Maria, se non manifesto che è venuto pure nella mia carne?” (Origene).

In questo percorso si sono donati tre compagni di strada: – Davide, decide di edificare una ‘casa’ per Dio, ma il profeta sconvolge i suoi piani; – Maria, vive lontano dai centri di potere, vive nelle periferie, eppure nel suo grembo Dio costituirà la sua casa nella storia umana; – Paolo, ci ricorda che credere è trasformare la propria esistenza nel prolungamento dell’umanità del Cristo.


 

Viviamo oggi circa duemila anni dopo l’annuncio dell’angelo a Maria e tremila anni dopo la promessa al re Davide. Riflettiamoci sopra: l’episodio di cui abbiamo sentito parlare nella prima lettura si è prodotto tremila anni fa! Per non parlare poi della promessa di Dio ad Abramo, nostro padre nella fede, che è stata pronunciata quattromila anni fa.

Non a torto si parla di ‘tempi biblici’ per indicare quella che può sembrare la straordinaria lentezza dell’azione del Signore nella storia. Il Signore fa una promessa duemila anni prima di realizzarla. Duemila anni dopo che la promessa è stata mantenuta in Cristo siamo ancora all’inizio del suo dispiegamento nel mondo e nella storia. Come interpretare tale lentezza del Signore ad agire? La Parola ci permette di dare questa risposta: questa lentezza è dovuta ai tempi di cui noi abbiamo bisogno per accogliere l’azione del Signore. Attraverso tutti questi millenni il Signore è fedele. Il Signore ha un disegno è lo realizza generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio. Dice il salmo responsoriale: Canterò in eterno l’amore del Signore. E lo stesso salmo fa ancora dire al Signore: gli conserverò sempre il mio amore, la mia allenza gli sarà fedele. Attraverso tutti questi millenni il Signore resta fedele, conserva il suo amore. “Fedele” è il nome stesso del Signore. Questi quattromila anni sono stati la storia della fedeltà del Signore e dell’infedeltà dell’uomo.

Una ventina di anni fa quando la popolazione mondiale raggiunse i 5 miliardi di persone, un giornalista si avvicinò a Giovanni Paolo II che era allora in vacanza sulle Alpi e gli disse: «Oggi abbiamo raggiunto i 5 miliardi di persone. Santo Padre, cosa ne pensa?» La risposta di Giovanni Paolo II mi restò impressa – egli disse: «Ognuno di questi 5 miliardi di persone è voluto e amato dal Signore».

Questo viene a ricordarci il Natale. A questo dobbiamo pensare nel fare i presepi in ognuna delle nostre case: questo Dio che abbraccia i millenni, è tutto intero in questo bambino che è nella mia casa, che viene a visitare me, personalmente.

Non ci sono milioni di presepi. C’è un solo presepe presente nei milioni di case nelle quali viviamo. C’è un solo Signore che ci raggiunge ovunque siamo. C’è un solo presepe che entra nella mia casa, o meglio, un solo presepe nel quale io entro come ospite privilegiato.

Luciano Manicardi, comunità di Bose

dal foglietto informativo della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

Categorie:Avvento, Maria
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