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Essere testimoni della Gioia


 

La domanda rivolta a Giovanni: “Chi sei tu?” (v. 19) risuona per ogni lettore del vangelo e chiede a ciascuo di consocersi alla luce di Cristo.

Testimoniare è l’arte di dire la verità su di sé, sugli altri e sulla realtà. La testimonianza evangelica non richiede di fare molte cose, ma di decidere se stessi davanti a Cristo, in relazione con lui. Il testimone è pertanto colui che suscita il senso di una presenza altra, la presenza di colui del quale testimonia. Come Giovanni, il testimone sveglia alla coscienza di Qualcuno che non conosciamo o non sappiamo ricopnoscere, ma che c’è (v. 26).

Soprattutto la prima e la seconda lettura sottolineano il tema della gioia, tipico della terza domenica di Avvento (domenica Gaudete).


 

La pagina evangelica si incentra sulla testimonianza che Giovanni Battista ha reso a Gesù, egli è il testimone dell’Agnello, colui che riconosce Gesù come inviato dal Padre, Colui su cui risposa lo Spirito.

Il testimone è la persona mutata da ciò che ha visto, dall’incontro che ha fatto. Lontano da ogni esibizionismo o protagonismo o infatuazione di sé, il testimone testimonia di un altro e condeuce chi lo vede e ascolta non a sé, ma a dare l’adesione a Colui a cui egli rende testimonianza. La vera testimonianza si accompagnaa una giusta, realistia e umile conoscenza di sé. Il testimone non è tanto qualcuno che prende l’iniziativa di rivolgere una parola agli altri, ma è piuttosto una persona la cui vita è tale – ed è tale il modo in cui guarda il mondo e gli esseri – che agli altri accade di interrogare se stessi e di porre loro la domanda sull’origiine della sua singolarità. Il testimone appare così come una persona capace di suscitare domande.

Connesso al tema della testimonianza è quello dell’identità. Il cristiano non è il Cristo; la chiesa non è il Cristo. Solo Cristo può affermare con assolutà verità “Io sono“, eco del nome divino nella Scrittura (cf. Es. 3,14). L’identità cristiana è relazionale e relativa a Cristo. Essa consiste in un’umanità precisa che si coglie in Cristo, dunque alla luce della fede. La semplicità del battesimo dischiude al cristiano la sua piena identità che è anche un programma di vita fino alla morte. Ovvero, fino alla testimonianza ultima e radicale del martirio. Testimoniare il nome “cristiano” può condurre alla perdita della vita. Anzi, afferma Cipriano di Cartagine, si può essere martire solo essendo testimone nel quotidiano dell’esistenza: “La gloriosa corona della loro confessione sarà rimossa dal capo dei martiri se si scoprirà che essi non l’hanno acquistata con la fedeltà al vangelo, che sola fa i martiri“.

Questa domenica è anche l’occasione per meditare sulla figura di Giovanni. I toni e i tratti del suo ministero e della sua testimonianza hanno qualcosa da insegnare alla chiesa di sempre. Scrive Origene: “Il mistero di Giovanni si compie nel mondo fino a oggi. In chiunque sta per accedere alla fede in Gesù Cristo, è necessario che prima vengano nel suo cuore lo spirito e la forza di Giovanni per preparare al Signore un uomo ben disposto e per appianare i cammini e raddrizzare le asperità del suo cuore“. Colui che precede Cristo, introduce anche a Cristo.

Luciano Manicardi, comunità di Bose

dal foglietto informativo della mia parrocchia, “Canta e cammina”

Categorie:Avvento, Testimonianza
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