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Vegliate!


 

Iniziamo un nuovo anno. Domenica 23 Novembre (2014), con la solennità di Cristo Re dell’universo, abbiamo concluso l’anno liturgico. Una tappa è finita e ne inizia una nuova. Un anno è passato – fra un mese terminerà anche l’anno civile – portando con sé avvenimenti, cose, persone, passate anche loro. Definitivamente!

Questo scorrere inesorabile dei giorni che non torneranno mai più, è forse la cosa più misteriosa della vita e, in genere, non ci facciamo neanche caso.

Passiamo nel tempo e col tempo che lascia il segno incancellabile nella nostra vita, ma nessuno lo può fermare (si ha un bel cercare antidoti all’invecchiamento, ma finché non si riuscirà a fermare il tepo, non si fermerà neanche l’invecchiamento!)

 


 

Nessuno per quanto potente possa essere, potrà mai far tornare indietro il giorno di ieri che è passato! Questa nostra corsa nella vita e nel tempo ha un’unica e incontrovertibile direzione: va solo e sempre verso il futuro. Nel passato nessuno torna più (solo nei buchi neri, pare che il tempo vada all’indietro, ma bisogna ancora provare che esistono…).

L’apostolo Paolo raccomandava già ai cristiani di allora, di “aspettare la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, al momento della Sua venuta“. Quel misteriosissimo ultimo giorno che i primi cristiani attendevano già come imminente e che noi, più di duemila anni dopo, rischiamo di non attendere più per niente! Ma Gesù in questo Vangelo (Mc. 13, 33-37) ci mette bene in guardia contro questa smemoratezza: “State attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezza e affani della vita e che quel giorno no vi piombi addosso all’improvviso“. Gesù, qui, vuole attirare la nostra attenzione sull’unico avvenimento che, siamo certissimi, accadrà a tutti quanti e fisserà la nostra eterna: quello di passare all’altra riva.

Egli ci dice questo per ricordarci che dobbiamo impostare la nostra vita come un incontro con Qualcuno (e Qualcuno che viene) e non come un’avventura solo nostra, da vivere senza riferimento a Lui. Quante vole Dio è venuto nella nostra vita, nell’anno appena trascorso? Quante volte abbiamo saputo riconoscerlo? Chiediamo occhi per vedere il passaggio di Dio nella nostra vita e riconoscerne gli annunci! DIO ci ha tratti dal nulla una volta per tutte e al nulla non ritorneremo mai, mai più! Felici o infelici siamo “condannati” ad esistere sempre. “Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo. Vegliate vi dico!” Non sappiamo quindi il giorno e l’ora, ma sappiamo che verrà e che ci sarà un “dopo”. E quel “dopO” dipenderà da come avremo vissuto “prima”.

Pensare al nostro destino eterno, lungi dal costituire un’evasione dalla realtà o dal diminuire il nostro impegno presente, gli dà un senso e una portata infinitamente più grande. Tutto ciò che facciamo, anche solo dare un bicchiere d’acqua, non ha solo quella portata temporale di un minuto, o dieci, o venti a seconda del tempo che ci impieghiamo per farlo, ma ha una portata eterna perché ci seguirà oltre i confini del tempo e dello spazio, e costruirà il nostro destino futuro.

dal foglietto informativo della mia parrocchia, “Canta e Cammina”

 

 

Categorie:Avvento, Bibbia
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