Home > Articoli > La memoria di Mons. Fiordelli, un vescovo da non dimenticare

La memoria di Mons. Fiordelli, un vescovo da non dimenticare


Fonte: Formiche.net

08 – 11 – 2014 Giuseppe Brienza

Ricordato ieri un episodio “alla Don Camillo e Peppone”, nella conferenza sul Vescovo di Prato.

Mons. Pietro Fiordelli (1916-2004), per 37 anni vescovo di Prato (dal 1954 al 1991), è da considerarsi fra i più intrepidi difensori della vita e della famiglia in una Italia, come quella della “guerra fredda” e del Sessantotto, nella quale anche molti cattolici si sono adeguati al comunismo ed allo spirito di “contestazione”, allora imperanti.

Fra i suoi meriti vi sono quello di aver promosso, nei primi anni Settanta, l’organizzazione capillare di “Centri” e “Servizi di aiuto alla vita” che, ancora oggi, cercano di far evitare l’aborto alle donne che vi si rivolgono e, nel 1979, di essersi inventato quella “Giornata nazionale per la vita”, doverosamente  celebrata ogni anno in tutte le parrocchie d’Italia, a partire dall’approvazione della legge che ha introdotto l’aborto nel nostro Paese (la famigerata 194, del 1978).

La figura di mons. Fiordelli è stata presentata ieri a Prato in un convegno organizzato nel decimo anniversario della sua morte (2004-2014), dal quale è emersa la testimonianza di Un vescovo che corrisponde esattamente alla visione di pastore che, secondo Papa Francesco, la Chiesa “vuole avere” (Discorso alla Congregazione per i vescovi, 27 febbraio 2014). Determinato a compiere sempre scelte libere da «… condizionamenti di scuderie, consorterie o egemonie», ed annoverabile fra quei pastori santi che, ha indicato l’attuale Pontefice, vivono come “… seminatori umili e fiduciosi della verità», Fiordelli di è adoperato infatti in un’opera indefessa per la promozione della famiglia e la restaurazione della dignità del matrimonio cristiano.

Noncurante delle calunnie e delle accuse mossegli da coloro che avversavano la sua concezione sociale cristiana, Fiordelli si è fatto senza compromessi araldo dei valori morali e familiari e, per amore di quella croce che ogni cristiano è chiamato a portare, passò anche dei guai giudiziari in una vicenda che ricorda la terribile battaglia sferrata, a volte “sotto-traccia”, dal comunismo italiano alla Chiesa.

Determinato a difendere la sacralità del matrimonio per i battezzati, nel 1956 l’allora Vescovo di Prato è stato infatti vittima di un ben organizzato piano, che dette vita al cosiddetto caso dei “concubini di Prato”. Si trattava, cioè, del caso di due fidanzati della sua diocesi che, il Vescovo, dovette sottoporre in quanto battezzati (e lei praticante) alle pene canoniche allora previste per il pubblico rifiuto di celebrare il matrimonio in chiesa. Portato in tribunale dal marito di questa “coppia” di conviventi, che era un militante comunista di Prato, per la ipotizzata diffamazione di lui e la moglie a seguito della loro condanna come “pubblici concubini” (infatti, entrambi su diktat del PCI locale, volevano appunto sposarsi solo civilmente), Fiordelli dovette subire intimidazioni, interrogatori e la “pubblica gogna” dei media dell’epoca, nonostante fu, nel 1958, prima condannato (la sentenza fece il giro del mondo) e poi assolto in secondo grado per “insindacabilità dell’atto”.

Tale vicenda, ancora oggi ricordata in modo assolutamente “partigiano” (in senso laicista) nei libri di storia, è stata preceduta da un episodio assolutamente inedito che, in qualche modo, ricorda l’epopea dei Don Camillo e Peppone di Giovannino Guareschi. Tale episodio è stato ricordato nella conferenza tenutasi ieri a Prato da Don Vittorio Aiazzi, un sacerdote della diocesi di Prato che, fino al 1959, è stato segretario di mons. Fiordelli.

Nel suo intervento alla conferenza che si è tenuta nella parrocchia “Gesù Divino Lavoratore”, fondata dallo stesso Fiordelli  alla quale sono intervenuti, oltre al sottoscritto, anche il parroco P. Giovanni Giannalia, dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) e Mons. Franco Agostinelli, attuale Vescovo di Prato, Don Vittorio Aiazzi ha rievocato l’impegno di Fiordelli per le famiglie del popolo, facendo costruire od acquistare dalla diocesi strutture per la villeggiatura degli operai come la casa per ferie “La Versiliana” a Marina di Pietrasanta (Lucca) e la residenza di Carbonin, sulle Dolomiti.

Appena acquistata “La Versiliana”, ha riferito Don Aiazzi, il sindaco comunista di Pietrasanta, che allora era una località balneare meta di un grande turismo popolare, chiese un incontro con l’allora Vescovo Fiordelli. Si presentò, in curia, accompagnato dal presidente dell’associazione degli albergatori della zona, oltre che da altri assessori comunali e dirigenti della federazione di Prato del PCI. L’obiettivo dell’incontro era quello di proporre a Mons. Fiordelli di vendere la neo-nata “casa per ferie”, dato che con le tariffe agevolate che avrebbe praticato alle famiglie di operai, avrebbe sicuramente determinato notevoli mancati introiti per le strutture alberghiere di Marina di Pietrasanta. Il presidente degli esercenti, quindi, alla presenza di un incredulo Don Aiazzi, offrì a Mons. Fiordelli un assegno di ben 80 milioni di lire, per convincerlo a vendere a privati “La Versiliana”. Ma così Fiordelli avrebbe dovuto rinunciare al suo progetto di consentire alle famiglie più povere degli operai pratesi di godere di un periodo di riposante e salutare villeggiatura! Ed era una vacanza a buon mercato e sulle coste della Versilia!

Nonostante l’offerta fosse molto vantaggiosa, ed avrebbe consentito al Vescovo di guadagnare 40 milioni, una cifra “stellare” per il tempo (dato che la diocesi di Prato aveva sborsato esattamente la metà, cioè 40 milioni, per acquistare ed edificare “La Versiliana”), la sua riposta fu immediata e decisa, come era congeniale alla tempra di Fiordelli. Quest’ultimo, infatti, si rivolse al sindaco di Pietrasanta con le seguenti parole: “Ha mai pensato che, in questo modo, lei che appartiene ad un partito che dice di lottare per il bene del popolo, sta promuovendo una iniziativa che, invece, va esattamente contro gli interessi di centinaia e centinaia di famiglie operaie?”. Al sentire ciò, ricorda Don Aiazzi, il sindaco di Pietrasanta rimase molto impressionato e, seduta stante, chiese a tutta la delegazione comunista di fare «macchina indietro» e tornare a Pietrasanta. Fu così che, in seguito, moltissime famiglie tosane hanno potuto godersi lo splendido mare della Versilia, con prezzi che, ancora ad oggi, sono quasi metà delle tariffe alberghiere della zona. Grazie a Fiordelli

 

Categorie:Articoli
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: