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Unione europea e #califfato: l’impotenza della #Cristianità


Ricevo via mail dal “Centro Culturale Lepanto” e  ripubblico:

 

Valéry Giscard d’Estaing, allora Presidente della Convenzione a cui fu affidato il compito di redigere il testo della Costituzione dell’Unione Europea, non soddisfece le aspettative di quanti chiedevano di inserire nel preambolo il riconoscimento delle “radici cristiane” dell’Unione.

A questo riconoscimento fu opposta l’implicita affermazione della radice illuministica dell’Unione stessa, così svolta nel paragrafo con cui inizia il preambolo della Costituzione, ove si fa riferimento “alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’eguaglianza, e dello Stato di diritto“.

In realtà i bravi e generosi difensori del sacrosanto concetto di Radici cristiane dell’Europa, come San Giovanni Paolo II, datosi che Omnia munda mundis, non vedevano la malizia di chi vuole confondere la gloriosa storia delle Nazioni della Cristianità europea con l’istituzione della Comunità europea prima e dell’Unione europea poi, strutture dalla radice illuministica e nichilistica (cfr. LepantoFocus n.2).

È lo stesso errore subdolamente coltivato da chi scrive che “per rimanere in Europa” dobbiamo accettare le più rovinose cessioni di sovranità.

L’illuminismo però è un gigante dalle gambe di ferro ma dai piedi d’argilla, due gambe corrispondenti l’una al giacobino Stato burocratico e socializzatore, l’altra all’irrazionalismo (o “ragione critica” o “ragione complessa”) del libero mercato caotico ed autogestito.

Fra le sue molte debolezze ha anche quella di illudersi di aver messo alle spalle, nella pattumiera della Storia, le guerre di religione, addirittura appiccicando alla Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) l’etichetta di “ultima guerra di religione”.

Il risultato è quello di non avere oggi un modello di azione per salvare i Cristiani perseguitati, essendo stato archiviato quello coloniale dalle sue stesse motivazioni economiche.

Si noti che il terrorismo di al Qaeda ed il disordine delle cd. “primavere arabe” ancora poteva rientrare nello schema politico in cui si rispecchia il libero mercato caotico ed autogestito.

Ma la politica illuminista, malgrado i grandi mezzi tecnologici, è del tutto incapace di gestire, e persino di “vedere” sinteticamente, le drammatiche questioni poste dal Califfato dell’ISIL, dall’Emirato della Cirenaica o dalla decisione del capo della Turchia, Erdogan, di seguire il rituale della presa di potere dei Sultani.

La crisi dell’Unione Europea sta straripando dal campo economico delle disgraziate Nazioni associate a quello politico mondiale.

La artificiosa impotenza nella quale l’illuminismo tiene schiava la Cristianità occidentale può essere vinta solo nell’unione, franca e sincera, dei cuori dei fedeli alla preghiera del Vescovo di Roma, Papa Francesco.

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