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Berlusconi deve cadere – Storia di un complotto


Fonte Il Mattinale, 22 Maggio 2014

 

 

Recensione di GIANFRANCO POLILLO al libro di Renato Brunetta: “Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto”

L’ex Ministro ricostruisce passo dopo passo il complotto contro Berlusconi e inchioda alle proprie responsabilità chi, come Tremonti, sapeva ma è stato zitto.

Il titolo del libro è: «Berlusconi deve cadere». Il sottotitolo, «Cronaca di un complotto». Prefazione di Silvio Berlusconi. Stiamo parlando del nuovo tascabile in vendita (5,90 euro) presso tutte le edicole, che è anche l’ultima fatica di Renato Brunetta, il dinamico Presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Il lettore non avrà sorprese. Sa già di che si tratta. Troppo facile prevedere che i diversi supporter si divideranno. I sostenitori dell’uomo di Arcore saranno propensi a cercare in quelle duecentotredici pagine la conferma dei loro principali sospetti. I detrattori lo considereranno un’inutile difesa d’ufficio.

Niente di più sbagliato. Entrambi potranno trovare in quelle pagine, scritte pericolosamente, il seme del dubbio. Fu vero complotto? Fu un semplice accidente della storia in cui i vari pezzi del puzzle si incastrano in una magia che ha dello straordinario? Non anticipiamo giudizi. È bene che siano in molti a farsi un’idea di quello che è, o non, è accaduto. Perché comunque di quella storia si continuerà a discutere. Del resto le anomalie sono evidenti.

Quello di Silvio Berlusconi, nel tempo più recente, è stato l’ultimo governo italiano che aveva alla base una legittimazione democratica, nata dal responso delle urne. Dopo di lui vi saranno solo tecnici, come Mario Monti, o politici nati dalle alchimie di partito come Enrico Letta o Matteo Renzi. Quest’ultimo alla disperata ricerca di un’investitura popolare.

Non essendo ammissibile che il cosiddetto popolo delle primarie – poco più di due milioni di votanti – possa sostituirsi all’esercito ben più numeroso – oltre 47 per il Senato e 43 milioni per la Camera dei deputati – del corpo elettorale.

Un altro pregio del libro è la parte di documentazione. Più di cento pagine, con un carattere minuto, che riportano i principali documenti che sono all’origine della storia o, se si preferisce, della storiaccia – anche in questo caso dipende dalle preferenze individuali – che ha segnato questi ultimi anni di vita repubblicana. Documenti non solo italiani. Non si dimentichino le implicazioni internazionali e le interferenze che hanno avuto i «poteri forti» europei nella vicenda, a volte in contrasto, con chi da lontano – gli Stati Uniti d’America – guardava alle vicende del vecchio continente, con un misto di preoccupazione e di sconcerto. Pronti a intervenire, come ha rivelato il Financial Times o il libro di memorie di Timothy Geithner, sottosegretario al tesoro americano, quando il gioco a danno del nostro Paese si faceva eccessivamente duro.

Il pastone politico è quindi intrigante. Proprio per l’ambizione di fornire un’interpretazione sistematica di quanto accaduto. Ma non è un libro per i soli addetti ai lavori. Sembra, piuttosto, un romanzo di Tom Clancy, il fortunato autore di tanti gialli. Sia per com’è scritto, nel nome della «leggerezza». Sia per l’intreccio delle situazioni e dei personaggi. E come in ogni buon libro, le chiavi di lettura possono essere diverse. Il gioco cannibalesco della politica, con i suoi riti ed i suoi bizantinismi.

Ma anche le trame e le psicologie dei singoli personaggi. Tutti politici ovviamente, ma di risulta. Con un passato professionale ben diverso dai tanti polli di allevamento che circolano nelle aule parlamentari. In definitiva membri effettivi della classe più estesa classe dirigente del Paese.

Ebbene, quel che colpisce sono le ambizioni sfrenate, la supponenza di se e del proprio ruolo, l’idea che ogni cosa era possibile pur di raggiungere l’obiettivo della propria vita. Non è la prima volta che questo accade. Nel bel libro di memorie di Claudio Martelli («Ricordati di vivere») fa capolino un analogo spaccato. Lì, forse, vi è più sofferenza individuale. Una visione più stoica del proprio ruolo, quando il sentimento è costretto a separarsi dalla ragione, in nome di un interesse che si ritiene superiore. Elemento che manca nella storia narrata da Brunetta. Ma solo perché i tempi sono diversi. E non è detto che il presente sia sempre migliore del passato.

Comunque buona lettura. Se la politica vi annoia, seguite l’intreccio narrativo. A differenza di Luigi Bisignani, che nel suo ultimo libro («Il direttore») ha camuffato il nome dei protagonisti effettivi della vicenda, per poter parlar male di loro. Così Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, diventa Mauro de Blasio, uno dei protagonisti, Brunetta non ricorre a questi sotterfugi. Spara invece la sua verità, chiamando per nome e cognome i singoli attori, senza alcun timore riverenziale.

Che si tratti di ministri, deputati o addirittura del Presidente della Repubblica. Se le sue argomentazioni siano o no convincenti, ciascuno potrà giudicare.

Ma nessuno può negare una buona dose di coraggio, in un Paese da troppo tempo abituato a sminuzzare, sopire, tranquillizzare – ricordate«#staiserenoenrico» – salvo poi esplodere nell’invettiva, che vorrebbe preannunciare, come nel Gattopardo, la fine del mondo.

Prof. GIANFRANCO POLILLO

Categorie:Libri, Recensioni
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