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Il divino eroismo di Nostro Signore Gesù Cristo


di Plinio Corrêa de Oliveira

A

In questo saggio, originariamente pubblicato in italiano col titolo “breve trattato sull’eroismo”, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira commenta una delle infinite perfezioni di Nostro Signore Gesù Cristo, non solitamente messa in luce: il Suo divino eroismo, manifestatosi per esempio nell’agonia dell’Orto degli Ulivi.

Nella foto, Jesús del Gran Poder, Siviglia, Spagna

Esistono, nell’immaginario popolare e nel modo di sentire dell’uomo dei nostri giorni, diverse modalità di eroismo che corrispondono a tradizioni a loro volta diverse. C’è l’eroismo ottocentesco tedesco e quello francese; ci sono l’eroismo di tipo nazi-fascista, l’eroismo di tipo comunista, l’eroismo giapponese. Di fronte a queste varie modalità di eroismo, qual è la posizione specifica dell’eroismo cattolico?

L’eroismo tedesco

Si può dire che l’eroismo tedesco del XIX secolo è appunto tipico di quell’epoca: un eroismo romantico. È l’eroismo personificato nell’esercito del Kaiser, che si distingue per un’alta idea del popolo tedesco, della cultura e della civiltà tedesche e della missione della Germania. Per mezzo della guerra – una guerra che alcuni condussero con un certo spirito brillante e cavalleresco – si intendeva diffondere il nome e il dominio della Germania fino agli estremi confini dell’Europa, in un tempo in cui l’Europa era il centro del mondo. Dominare l’Europa voleva davvero dire dominare la Terra.

Credo che la caratteristica di questo eroismo si possa riassumere in tre punte: le due punte dei baffi del Kaiser e la punta dell’elmo chiodato del suo esercito. Lo dico senza sarcasmo, perché devo confessare che tutte le forme di eroismo m’ispirano simpatia, per quanto rifiuti gli errori che si portano dietro. Ma la questione è che, veramente, queste punte manifestavano il carattere appuntito dell’eroismo tedesco.

La specificità dell’eroismo tedesco di quel tempo era l’espressione di un insieme di convinzioni semplici ed elementari, ma di grande forza logica: “Il Kaiser tedesco rappresenta l’emblema più alto del più alto dei popoli sul terreno politico – che è il più alto terreno del pensiero umano – e dev’essere pertanto difeso dal migliore degli eserciti, che evidentemente è quello tedesco: il migliore per i suoi soldati e per la sua industria di guerra”. Nelle fabbriche Krupp i nomi dati ai due migliori cannoni erano “la grande Bertha” e “la piccola Bertha”, e Bertha era la signora Krupp. Tal cosa risulta perfino simpatica: trascurando il suono mezzo barbaro del nome, resta la bellezza selvatica di una roccia a strapiombo sul Reno. Certo, è poco grazioso paragonare una signora a un cannone: qui ho le mie riserve. Non siamo più sul terreno dell’eroismo ma dell’industria, e qui mi separo un po’ dalla cultura tedesca di allora.

Ma indubbiamente l’eroismo tedesco era basato su una serie di convinzioni ritenute dai tedeschi evidenti e semplici e, una volta accettate queste convinzioni, su una volontà inflessibile di combattere e vincere, che si traduceva nel portamento eretto del soldato tedesco e nell’idea – di per sé non falsa, tanto che la si ritrova perfino in San Tommaso d’Aquino – secondo cui la fortezza si esprime nel modo più tipico nell’attaccare, nel prendere l’iniziativa dell’attacco a favore del bene.

Il simbolo di quest’aggressività sono le punte dei baffi del Kaiser. Qualunque tedesco che si rispettasse in quel tempo portava i baffi alla Kaiser: un pacifico funzionario civile o uno scienziato che studiava le formiche quando andava dal barbiere, gli chiedeva i baffi di quella foggia.

E in cima all’elmo c’era pure una punta. E anche la diplomazia tedesca era a punta, aggressiva e pronta a colpire per prima. Il passo dell’oca, il passo di parata con i piedi levati in alto, era un gesto di tale durezza che intimoriva non solo per il suo vigore ma anche per la destrezza che presupponeva nei soldati. E che indicava una risolutezza per la vittoria. Ed evocava una moltitudine di soldati tedeschi all’attacco…

Questa è l’immagine romantica dell’eroismo tedesco.

L’eroismo francese rivoluzionario

In contrasto con quello tedesco emerge l’immagine – anch’essa romantica – dell’eroismo francese. Non si tratta di una specie di copia francese dell’eroismo tedesco, ma di un altro eroismo romantico, nato in condizioni pessime, cioè in concomitanza con la Rivoluzione francese.

Credo che nulla possa esprimere tanto bene questo eroismo come la “Marsigliese”. È un insieme di armonie, slanci e trasporti che determina una marcia in avanti, folgorante, di spiriti dominati dagli errori enunciati con tutto l’impeto della passione rivoluzionaria.

Non c’è solo il fanatismo di questi errori, pur a volte espressi brillantemente, ma c’è anche l’idea che questi errori si sono armati e organizzati in un esercito che, se necessario, combatte scalzo, ma che ha dentro di sé, per la sua fibra nervosa, la capacità di lottare e di vincere.

Una persona che ascolti la “Marsigliese” si rende conto rapidamente di come tale musica sia coinvolgente e di come, nonostante tutti gli orrori di cui è simbolo, quest’inno abbia la capacità di indurre all’entusiasmo. E la persona sta già marciando con uno slancio e una volontà individuale, per cui l’uomo lotta e resiste anche da solo: è disposto a morire sul campo di battaglia, è disposto a qualsiasi orrore per realizzare quello che ha deciso. È una forma di eroismo particolare.

L’eroismo nazi-fascista

Considerando l’eroismo nazi-fascista incontriamo qualche cosa di simile ma anche di diverso rispetto alle due forme di eroismo romantico che abbiamo appena esaminato.

Che cos’ha di specifico il nazi-fascismo? L’eroismo nazi-fascista si basa su alcuni dati molto semplici e in alcune verità elementari esasperate come l’eroismo tedesco, e meno su dottrine astratte – e purtroppo perfide – come quelle della Rivoluzione francese.

Per esempio, la verità che l’Italia è discendente e in qualche modo continuatrice dell’Impero Romano e come tale può aspirare a dominare tutta una zona del Mediterraneo, il “Mare Nostrum”, per difendere la gloria della cultura latina che abita in Italia come nel suo tabernacolo e che è stata per secoli la prima cultura.

In Germania l’idea del Kaiser è democratizzata. Non si tratta più di lottare per una dinastia o per un impero ma per il popolo tedesco, che è re e signore e pretende di avere più qualità di tutti gli altri popoli i quali, se non lo riconoscono, devono ricevere dei seri colpi perché si decidano a lasciarsi organizzare dal popolo tedesco, che sa come farlo.

Questa è l’idea nazista del dominio tedesco sulla Terra, non più con i baffi a punta del Kaiser ma con i baffi cinici di Hitler, che sembra nasconderli dentro le narici. Un uomo che non ha più la grandezza dell’Europa dei vecchi tempi ma che è allo stesso tempo un grande demagogo e un politico vile, che ora urla ora si presenta con uno sguardo obliquo da cui traspare la sua falsità.

Quest’uomo è capace di elettrizzare, d’ipnotizzare le folle. Il Kaiser non elettrizzava, rappresentava una tradizione. Hitler ipnotizzava, e quando urlava o batteva i pugni sul tavolo scaricava enormi correnti elettriche che sollevavano popoli interi alla battaglia, alla guerra, all’aggressione. Elettrizzava tutte le Germanie: l’Austria, i Sudeti, il corridoio di Danzica e la Germania in senso stretto. Elettrizzava tutti, e tutti istigava a combattere con un fluido magnetico, una fame di eroismo che era capace di eccitare e che portava le persone a essere totalmente dominate.

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  1. Paolo Merolla
    marzo 26, 2014 alle 00:45

    Plinio è così profondo, così vero, si resta stupefatti. Grazie!!

  2. marzo 27, 2014 alle 12:52

    Già. Autore/pensatore cattolico che merita di essere riscoperto visto che ciò che ha scritto risulta essere attualissimo! Prego! Sono felice di pubblicare cose che almeno qualcuno trova interessanti.

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