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Camminare nella vita nuova – Le Sacre Ceneri


“Tu ami tutte le tue creature, Signore, e nulla disprezzi di ciò che hai creato; tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni, perché tu sei il Signore nostro Dio” (Sapienza, capitolo 11, vv 23-26)

Stanno davanti a noi quaranta giorni, un numero che troviamo spesso nella Scrittura per indicare un viaggio che porta a una grande novità, all’incontro con Dio, per noi alla Pasqua, che vuol dire passare alla vita nuova, dalal morte alla vita, dal peccato, dalla delusione alla gioia, alla salvezza.

La Chiesa, maestra di vita, ci propone di trascorrere questi quaranta giorni con un impegno particolare, non con l’aria triste, afflitta, ma con entusiasmo, con passione, avendo cura del nostro cuore.

Tutta l’attenzione in Quaresima è posta ai nostri sentimenti, a quello che proviamo dentro di noi, al nostro comportamento che dipende dalle nostre convinzioni. Un lavoro da fare per la nostra purificazione: accorgerci di quello che non va bene, che contrasta con l’insegnamento di Gesù. È lui il modello, è lui che ci insegna a vivere veramente da persone umane, in pienezza, come suoi discepoli.

Davanti a noi le ceneri: oggi vengono benedette e noi le riceviamo abbassando la testa, che vuol dire senza orgoglio, senza farci grandi, né davanti agli altri, né tanto meno davanti al Signore. Le ceneri che cosa rappresentano? Dicono cosa noi diventiamo quando non accettiamo la grazia, l’aiuto del Signore, quando non siamo fedeli a lui. Del nostro orgoglio, della nostra prepotenza restano solo ceneri: ci sentiamo per un momento grandi, ma poi, dentro di noi, tristi e abbandonati a causa del nostro comportamento che cerca il piacere, le comodità. Sì, per un momento ci sentiamo felici, ma poi tristi, delusi di noi stessi.

Così, quando il nostro comportamento cerca soltanto di apparire, Ges usa la parola “ipocrita”, che vuol dire un saltimbanco, un attore. Dobbiamo vivere allora, su questa terra, non su un palcoscenico per attirare gli applausi degli altri, ma vivere quello a cui siamo chiamati sull’esempio di Gesù: una vita di amore.

Ceneri allora vuol dire ridursi senza amore per Dio, per i fratelli, ma anche per noi stessi, perché spesso ci accorgiamo di non volerci bene. Eppure, davanti a queste ceneri, ecco la novità che oggi noi celebriamo qui nella fede. I nostri vecchi usavano le ceneri; anche da queste ceneri nasce la bellezza del bucato profumato: messe dentro l’acqua bollente, si faceva la lisciva e quelle lenzuola, quei panni, uscivano purificati. Poi le nsotre nonne portavano le ceneri nell’orto, vicino alle piante per fecondare la terra.

Cosa ci dicono questi esempi? Che dalle ceneri Dio vuole darci vita; il suo spirito prende quello che ci sembra morto dentro di noi, prende l’incapacità di amare e la può far risorgere; l’importante è che noi la riceviamo con umiltà ma anche con desiderio.

Ecco ciò che chiedo a me e a voi all’inizio di questa Quaresima: desiderio. Era Gesù che lo accendeva nel cuore. Ricordate, quando trova un paralitico gli dice: “Ma tu vuoi guarire?” Stamattina Gesù dice a tutti noi: “Ma tu vuoi diventare santo? Vuoi migliorare, vuoi buttare via la tua vita sbagliata, i tuoi calcoli, le tue invidie, le critiche che fai agli altri, vuoi buttare via la tua spavalderia, il tuo orgoglio?” Desideriamo qualcosa di meglio, altrimenti resteremo cenere e non riusciremo a diventare quelle persone nuove che oggi il Signore ci propone.

Dice Gesù: “Esamina bene come il tuo digiuno”; molti lo fanno per diventare più atletici, per avere un fisico ancora più forte. Il tuo digiuno ti rende capace di sincerità co nte stesso, hai un buon rapporto con le cose che ti circondano? Prova a liberarti da tutto quello che è inutile, che è in più e superfluo; impara a digiunare per esempio dalla televisione, da certi giochi stupidi assurdi, che ti portano magari ad allontanarti con la fantasia da quello che dovrebbe essere il tuo pensiero. Sei capace di digiunare dalle parole inutili, soprattutto quando tu, per invidia, per malizia, descrivi gli errori degli altri e non sai esaminarti sui tuoi errori? Una vita più sobria, direi sobria dai rumori: oggi per fare Quaresima c’è davvero bisogno di riflettere di più, di andare alla vita interiore. Noi siamo molto farfalloni, cerchiamo subito quello che fa confusione; oggi il Signore dice: “Digiuna da tutto questo, impara a stare solo con il tuo cuore!”; fallo quando preghi, per vedere se la tua preghiera è davvero un atto d’amore o se tu preghi per abitudine, per dovere, magari preso da tutt’altre idee e pensieri che ti distruggono; sappi che il Padre tuo vede il cuore, vede quello che è segreto anche a te stesso, se non ci fai attenzione.

E cos’è quel gesto di chiudere la porta della camera se non di ritirarsi in solitudine, con noi stessi? E lì vorremmo essere sinceri, non giustificarci sempre davanti a Dio; sappiamo che non possiamo nascondergli nulla: ecco la sincerità con noi stessi. Capiremo allora che siamo peccatori, perché peccatore vuol dire mettere Dio tra parentesi, metterlo all’ultimo posto, non chiamarlo più “papà” con vera passione, non raccontargli più il bene e il male che siamo capaci di fare nella nostra vita.

E l’elemosina, a cui richiama oggi Gesù, cos’è se non un cuore prova più compassione per gli altri? Mi sembra che facciamo il callo al dolore delle persone, alle situazioni di sofferenza, anche alle notizie tragiche che mettono in disfatta tante famiglie, che fanno piangere tanti cuori. Essere amici di Gesù vuol dire sentire il dolore di quelli che soffrono accanto a noi e provare nei loro confronti sentimenti di condivisione e di fraternità.

[…] Impariamo guardandoci tra noi, portando i pesi gli uni degli altri. La meta è la Pasqua, ma ci si arriva con impegno, un impegno che ci porterà sempre più gioia, trovandoci liberi di amare e di amore con un cuore grande, purificato sempre dall’amore misericordioso di Dio.

Ecco perché San Paolo: “Non fate voi lo sforzo”, non pensate di essere degli eroi se fate qualche sacrificio, se vi impegnate un po’ di più in questa Quaresima, ma “lasciatevi riconciliare con Dio”, trovate cioè la strada che vi porta a incontrarlo cone le braccia aperte, come è lì, sulla croce, tutto teso ad accogliere ciascuno di noi!

9 Marzo 2011, cattedrale di Santo Stefano, Concordia Sabittaria (Ve)

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