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Ricordiamoci che … il Natale non è uguale per tutti!


Fonte: Rivista Associazione Tradizione Famiglia Proprietà

Quando a Roma gli zampognari scendono dalle montagne, allietando le vie del centro storico con le loro melodie agresti, capiamo che il Natale è vicino. La città si trasforma in uno spettacolo per i sensi del corpo e dello spirito. Anche se spesso motivati da scopi prettamente commerciali, le luci, i colori, i profumi, i suoni di questo periodo parlano di festa e di speranza. La città si riempie di presepi. Come in un racconto di fate, gli alberi di Natale spuntano ovunque. Cori natalizi dilettano i passanti. E le persone si preparano a celebrare, ancora una volta, la nascita del nostro Divino Salvatore.

Si dispongono soprattutto i fedeli. La liturgia di Natale, culminando col canto “Tu scendi dalle stelle” e l’adorazione di Gesù Bambino nella mangiatoia, è sempre un momento commovente, che ci ripaga delle fatiche dell’anno appena trascorso, rincuorandoci ancora una volta con quella certezza che ci dà la forza per continuare: Gesù è con noi!

Purtroppo, il Natale non è uguale per tutti.

Quella stessa Messa di Natale che per noi è motivo di gioia, di ristoro e di speranza, per tanti fratelli nella Fede si può trasformare in una trappola mortale. Da diversi anni ormai, in alcuni Paesi a maggioranza musulmana, è diventato un macabro rituale per i terroristi islamici farsi saltare in aria durante le Messe di Natale e di Capodanno, uccidendo decine di fedeli e ferendone centinaia. Molte chiese sono state date alle fiamme.

Questo nei Paesi dove, comunque, i cristiani possono ancora riunirsi per celebrare la nascita di Gesù Bambino. Nella maggior parte del mondo dominato dai seguaci di Allah, la sola menzione pubblica del nome di Gesù può comportare il carcere. L’ostentazione di simboli cristiani è severamente vietata e può implicare la condanna a morte.

Tale odio nei confronti della Chiesa e della Cristianità non è nuovo. È, anzi, l’appannaggio di un certo islam guerrafondaio. Ciò che, invece, è nuovo è l’odio dell’Europa verso se stessa, un odio veramente patologico.

O l’Europa recupera la sua identità e la fierezza della sua civiltà, rinvigorendo le proprie radici, oppure, prima o poi potremo essere costretti a piangere sulle nostre rovine, in modo non molto diverso da quello in cui Isaia piangeva su Gerusalemme distrutta.

In questo Santo Natale lasciamoci avvolgere dalla luce che emana dalla mangiatoia di Betlemme, lasciamoci accarezzare, anche noi, dalla Madonna Santissima che in quest’occasione mostra tutta la sua eccelsa maternità. Non dimentichiamo, però, che in tante parti del mondo vi sono fratelli nella Fede che dovranno celebrare il Natale di nascosto, oppure con sentinelle alle porte, il cuore in gola e pronti a scappare per salvare la propria vita.

Preghiamo per loro. Offriamo sacrifici e riparazioni. Soprattutto, però, recuperiamo la fierezza di essere cattolici ed europei. Solo in questo modo potremo far rispettare noi stessi, e imporre rispetto anche per i nostri fratelli che vivono in terre a maggioranza islamica.

È il miglior regalo di Natale che possiamo offrirgli.

Categorie:Natale
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