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Ion Pacepa, la superspia di Ceausescu fuggita all’ovest, rivela come Mosca cercò di distruggere la credibilità di Israele e del Vaticano

Il nome del generale romeno Ion Mihai Pacepa è legato a una delle più clamorose fughe all’ovest degli anni Settanta. Pacepa divenne il militare di più alto grado di un paese dell’ex blocco sovietico a essere fuggito negli Stati Uniti. Del regime di Nicolae Ceausescu sapeva tutto, dei suoi traffici d’armi in nome e per conto dei russi con Gheddafi fino alla fine degli anni Settanta per esempio, e di molte operazioni sovietiche “coperte” in tutto il mondo, visto che l’interfaccia di Bucarest col vertice del Kgb era proprio lui. Tra gli spioni del Patto di Varsavia passati all’occidente, Pacepa è stato il più alto in grado a fornire per anni alla Cia puntuali debriefing su come smantellare reti e operazioni dei suoi ex alleati.

Pacepa nel 1978 era un membro dello stato maggiore dell’esercito di Bucarest, il consigliere militare di Ceausescu, il responsabile dei servizi segreti e un dirigente della Securitate, la più famigerata polizia segreta del mondo. In una lettera alla figlia Dana, che venne pubblicata dal Monde francese, Pacepa spiegò così le ragioni del tradimento: “Nel 1978 ricevetti l’ordine di uccidere Noel Bernard, il direttore del programma romeno di Radio Free Europe, perché aveva fatto infuriare Ceausescu. Decisi che se dovevo scegliere fra essere un buon padre o un criminale politico, conoscendoti, Dana, so che avresti preferito non avere alcun padre se fosse stato anche un assassino”. Nel 1981 Bernard venne ucciso dalla Securitate e per impedire nuovi tradimenti dopo quello di Pacepa, Ceausescu diede alla moglie Elena e ad altri membri della sua famiglia importanti incarichi di governo. A Washington, dove gli garantì asilo l’Amministrazione Carter, Pacepa si mise al servizio della Cia collaborando a numerose “operazioni” contro il blocco sovietico. La Cia lo protegge ancora sotto falsa identità negli Stati Uniti.

Dieci anni dopo la defezione, nel 1987, Pacepa pubblicò il libro “Red Horizons”, che fu letto da Radio Free Europe, la celebre emittente americana della dissidenza anticomunista che aveva iniziato a trasmettere da un umile edificio all’aeroporto Oberwiesenfeld di Monaco – ascoltata in segreto da Lech Walesa e dai combattenti di Solidarnosc – e che in Cecoslovacchia trasmetteva i discorsi di Ronald Reagan. “Red Horizons” rivelò al mondo come vivevano i Ceausescu alle spalle del popolo. Parlava di Floreasca, la residenza estiva del tiranno, “il Conducator”, dove i bagni avevano lavandini e vasche con rubinetti in oro e altri materiali preziosi oltre ogni necessità, gli armadi erano pieni di abiti confezionati e pellicce e persino il rifugio atomico nei sotterranei era ornato da pareti in marmo. In ogni ritratto della casa era impresso il grande incubo del tiranno, la vecchiaia: Ceausescu vi era raffigurato sempre giovane e roseo.

Nel settembre 1978 Pacepa ricevette due condanne a morte da parte di Ceausescu, che arrivò a mettere una taglia di due milioni di dollari sulla sua testa. Il dittatore comunista chiese al famoso terrorista internazionale Carlos di assassinarlo negli Stati Uniti, ma “lo Sciacallo” non riuscì mai a trovare Pacepa. Ceausescu si vendicò il 21 febbraio 1980, facendo saltare in aria la sede centrale di Radio Free Europe a Monaco di Baviera, proprio durante una trasmissione in cui si trasmettevano notizie sulla fuga di Pacepa. Reagan rimase così impressionato da “Red Horizons” da farsi fotografare con una copia del libro in mano nello Studio Ovale della Casa Bianca.

Adesso Pacepa torna in libreria con un libro dal titolo “Disinformazione”, in russo dezinformatsiya, scritto assieme allo storico Ronald Rychlak e prefato dall’ex direttore della Cia James Woolsey, in cui racconta le operazioni culturali ordite dietro la Cortina di ferro. Pacepa rivela come gli apparati dell’Europa orientale riuscirono a infiltrarsi nel World Council of Churches, il consiglio mondiale delle chiese protestanti, per aizzare le proteste contro gli Stati Uniti. Ma soprattutto c’è il capitolo su Papa Pacelli, Pio XII. Pacepa rivela che l’Unione sovietica finanziò molte campagne per screditare il Pontefice in relazione alla sua condotta durante la Seconda guerra mondiale. È la costruzione sul “Papa di Hitler”, il Papa silente sull’Olocausto. Pacepa rivela di più, dice che Mosca e la Germania orientale sono dietro a “Der Stellvertreter. Ein christliches Trauerspiel”, “Il Vicario. Una tragedia cristiana”, l’opera di Rolf Hochhuth che fu il primo capo di accusa contro il Vaticano e gli ebrei.

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Categorie:Articoli, Verità
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