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Strage per un figlio “fuori quota”


In Cina un padre uccide i funzionari che gli negavano la nascita

Siamo nella cittadina di Dongxing, provincia sudorientale del Guangxi. È lì che si consuma la prima “strage del figlio unico”. Un padre di famiglia mercoledì ha ucciso due funzionari pubblici come atto di protesta contro la politica del figlio unico che aveva sancito come “fuori quota” il suo quarto figlio. La versione locale di Twitter, Weibo, in poche ore si riempie di commenti che esprimono solidarietà e stima per il padre, non per i funzionari che hanno perso la vita. “Fino a quando la politica del figlio unico opprimerà la gente, la gente deve ribellarsi”, scrive un utente. “Quante persone ancora saranno spinte a compiere un delitto a causa di questa terribile legge?”, si chiede un altro.

La politica demografica in Cina conferisce alle cellule locali il potere di decidere se una gravidanza sia permessa o no, se un feto debba essere abortito. Il personale impiegato conta mezzo milione di addetti, un impressionante esercito con potere di vita o di morte. La Cina è l’unico paese al mondo in cui la politica abortista è fonte di guadagno per lo stato. I funzionari pubblici incassano ogni anno quattro miliardi di dollari di tasse imposte a chi sfora la quota demografica. Il padre di quel bambino si era rifiutato di pagare ancora per vedere iscritto il figlio nel registro dell’anagrafe.

Nella stessa settimana Wang Feng, uno dei maggiori ricercatori cinesi, a una conferenza a Pechino ha denunciato la politica del figlio unico come “peggio della Rivoluzione culturale” che per volere di Mao trascinò la Cina in un decennio di oscurantismo e barbarie iconoclastica. “La Rivoluzione culturale ha ferito i cinesi per un breve periodo di tempo, mentre la politica del figlio unico influenzerà più di una generazione”, ha denunciato Feng, generando scalpore. “Siamo solo all’inizio”. Il Population Research Institute, fondazione americana di prestigio, ha pubblicato un servizio a firma di Anne Roback Morse secondo cui la politica del figlio unico in Cina ha cancellato “almeno 37 milioni di bambine”. Sarebbero 35 mila gli aborti forzati ogni giorno in Cina, ordinati dalle autorità. Oltre al caso clamoroso del padre vendicatore, Pechino fa i conti con la denuncia di Li Xiaolin, figlia del quarto premier della Repubblica popolare, Li Peng, quello che ordinò il massacro di Piazza Tiananmen per reprimere con la violenza le rivendicazioni degli studenti. “La cosa che mi dispiace di più nella mia vita è questo: se avessi potuto avere due figli, sarebbe stato molto bello”, ha detto la donna, contro i diktat del Partito. È nato anche un movimento di protesta contro gli aborti forzati, “Vogliamo giustizia”, e a Shanghai è sorto il movimento per la libertà femminile, il quale recita che “il governo cinese si illude di superare un fallimento (la legge del figlio unico) con un altro disastro (la persecuzione delle ragazze madri) e che la conseguenza sarà un nuovo boom di aborti, abbandoni, infanticidi e traffico di bambini”.

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Categorie:Aborto, Vita
  1. Paolo Merolla
    ottobre 1, 2013 alle 09:22

    Non volendo commentare, sentivo ieri alla radio la canzone del prossimo Nobel (ancora un Italiano!), quel vecchio… accidenti, vinse Sanremo a 79 anni, quello di Samarcanda (l’unica canzone che sembrava appunto tale, una canzone, da egli composta). Ah Baglioni, no Vecchioni, ecco!
    Ad un certo punto, parla d’amore (è innovativo: postavanguardia culturale senza se e senza ma): forse si riferisce alla figlia o è un pederasta, comunque si dice orgoglioso perché questa bambina gioisce in fila per tre con la bandiera della Cina all’arrivo (immagino in Italia) del presidente comunista dello stato infame.
    NON PASSERANNO!

  2. ottobre 1, 2013 alle 13:18

    Sai ho trovato anche strano che questa notizia sia uscita dalla Cina, comunque è importante che queste cose si denuncino. A questo sito http://www.allgirlsallowed.com/ si possono trovare moltissime notizie riguardo alla politica del figlio unico e soprattutto su un aspetto di questa politica non molto conosciuto, ovvero la scomaprsa di milioni e milioni di bambine.

  3. ottobre 1, 2013 alle 18:30

    Sì, interessantissimo, anzi strepitose! (ricevo delle newsletter da quell’organizzazione ma non ricordo di averlo richiesto!). Al tempo la Cina argomentò furiosamente, su quei finti giornali web che parlano un po’ do tutto con gradevolezza, che si trattava di falsità e “mental illness” del padre, come sempre e dovunque i regimi dittatoriali (esempio http://english.peopledaily.com.cn/90882/8338510.html) .
    Io odio chi in Cina ci va. Quell’uomo morirà in un laogai, se non l’hanno già giustiziato :((
    Hai fatto una cosa bellissima!

  4. ottobre 1, 2013 alle 20:24

    Mi piacerebbe sapere che fine farà (o ha fatto) ma non credo che lo sapremmo mai. Mi piace usare il blog per fare informazione oltre che per me scrivere quello che mi passa per la testa.

  5. Paolo Merolla
    ottobre 3, 2013 alle 07:24

    Sì,certamente fai informazione, ma militante (nelle Milizie del Signore)

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