Home > Libri > “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” – Philip K. Dick 1986

“Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” – Philip K. Dick 1986


Terzo libro di Philip K. Dick che ho letto, dopo “La Svastica sul Sole” e “Follia per sette clan”.

Libro bellissimo dal finale inaspettato.

Ci troviamo in un mondo sopravvissuto ad una guerra mondiale nucleare che ha portato all’estinzione di quasi tutte le specie animali. Non a caso il maggior desiderio per gli uomini che ancora popolano la Terra e non sono emigrati su Marte in compagnia di androidi, è quello di possedere un animale in carne ed ossa, e non una replica robotica.

L’opera è ambientata in una San Francisco del futuro anche se siamo nel 1992.

Il protagonista, Rick Deckard, cacciatore di androidi, deve ritirare sei androidi che, violando la legge, hanno raggiunto la Terra dopo essere scappati dalle colonie spaziali.

Durante questa caccia il suo modo di considerare gli androidi e gli uomini verrà praticamente sconvolto portandoci ad un finale davvero inaspettato.

Il tema più significativo del romanzo è la difficoltà di discernere tra essere umano e androide. Difatti nel romanzo gli androidi sono macchine disumane, macchine senzienti, ma senza l’empatia che li qualificherebbe come uomini. Per questo, nonostante la loro intelligenza sia superiore a quella di molti fra gli uomini, possono soltanto simulare la natura umana.

Sono invece gli esseri umani che perdono l’umanità fino ad assomigliare agli androidi; sono infatti gli uomini che, grazie ad una speciale macchina (il modulatore di umore Penfield), possono decidere quali sentimenti provare, divenendo “macchine” a loro volta. E sempre gli uomini, per dimostrare di essere superiori agli androidi, di essere vivi, ricorrono ad un altro strumento, la macchina empatica.

Inoltre Deckard, come gli altri cacciatori di androidi, deve essere pronto a uccidere gli androidi, ma per far questo deve essere pronto a sopprimere i propri sentimenti di empatia verso creature che sembrano umane. Uccidere snatura l’umanità del protagonista, e non ha importanza il sapere di star uccidendo creature non-umane.

Il punto emblematico di questo aspetto è nel momento del romanzo in cui il protagonista incontra un androide, il quale riesce ad essere considerato umano perché afferma di essere vissuto sempre in un ambiente inumano, asettico; solo un’ultima domanda svela la vera natura del soggetto, non perché la risposta sia sbagliata, ma perché la reazione è troppo lenta. L’umanità è in un battito di ciglia.

È questo, secondo alcuni, l’aspetto più terribile del romanzo: non sono gli androidi ad assomigliare agli uomini, ma gli uomini ad assomigliare agli androidi.

Libro molto bello che consiglio davvero a tutti!

Categorie:Libri
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: