Home > BastaBugie, Cina, Comunismo > I Sopravvissuti alla Rieducazione Comunista Cinese

I Sopravvissuti alla Rieducazione Comunista Cinese


 I ricordi dei ragazzini obbligati nei laogai a lavorare 14 ore al giorno, mangiando topi e vermi per resistere alla fame

di Leone Grotti

«Se qualcuno trovava un topo o un criceto o un altro piccolo animale, lo mangiava vivo immediatamente. Gli ufficiali del Partito ce lo impedivano ma appena provavano a strapparceli noi serravamo la bocca. Ho visto un ragazzo ingoiare un topo tutto intero, senza neanche masticarlo, per paura che glielo rubassero. Ci nutrivamo anche di vermi, lombrichi e qualunque pianta commestibile trovassimo in giro, tanto eravamo affamati. E siccome avevamo la certezza che saremmo morti, per la fame o le torture, tutti cercavamo un bel posto dove essere seppelliti. Gli amici si dicevano tra loro: “Quando muoio, voglio che mi seppelliate qui”». Wang Yufeng era una ragazzina di 14 anni quando sua madre ha deciso di iscriverla al campo di lavoro giovanile di Dabao nel 1959. La legge sull’indottrinamento attraverso il lavoro era stata copiata dall’Unione Sovietica e approvata in Cina solo nel 1957. A quel tempo «nessuno sapeva che cosa fosse un campo di rieducazione attraverso il lavoro» e quando gli ufficiali del Partito comunista assicuravano alle famiglie che si trattava di un luogo dove i bambini sarebbero stati nutriti e cresciuti «secondo la buona educazione comunista», i genitori non avevano motivo di dubitare. Chi poteva immaginare che una legge voluta dal “Grande timoniere” Mao Zedong avrebbe creato un sistema repressivo dove «le persone venivano trattate peggio degli schiavi, come animali»?

Wang Yufeng oggi ha 68 anni ed è una dei pochi scampati a Dabao, dove “l’indottrinamento attraverso il lavoro” ha portato alla morte almeno tremila ragazzi di età compresa tra i 10 e i 18 anni in soli quattro anni, tra il 1959 e il 1962. La loro storia è raccontata attraverso la voce dei sopravvissuti nel documentario I giovani lavoratori confinati a Dabao, premiato lo scorso primo maggio alla libreria 1908 di Hong Kong e al Cafe Philo di Taipei. La regista Xie Yihui ha deciso di realizzarlo dopo aver letto un articolo di Zeng Boyan, ex giornalista del Sichuan Daily, che alla fine degli anni Cinquanta è stato internato insieme a tanti altri membri «della destra» nel campo di lavoro Shaping Farm, fattoria statale nella provincia di Sichuan di cui Dabao faceva parte. Zeng ha visto con i suoi occhi «le centinaia di bambini costretti a lavorare sulla montagna, nelle foreste, inseguiti dai supervisori con le fruste» e a distanza di cinquant’anni, con l’aiuto di Xie, è andato a cercare i sopravvissuti «perché questa storia non poteva essere seppellita con loro: i nostri figli devono sapere che cosa è successo».

IL GULAG CINESE DI DABAO RACCONTATO DAI SOPRAVVISSUTI

Dabao era diviso in cinque distaccamenti: ognuno poteva contenere al massimo 400 “ospiti”, ma «ne stipavano anche 600. Ogni volta che qualcuno moriva, arrivavano nuovi detenuti. I più giovani avevano 10 anni, i più grandi 18». Lin Xianjun ricorda bene l’organizzazione del campo: «Per ogni distaccamento c’erano solo tre responsabili del Partito comunista. Per questo le centinaia di ragazzi erano suddivisi in grandi gruppi e questi a loro volta in piccoli gruppi. Alcuni detenuti venivano nominati leader e rispondevano del lavoro di tutti al diretto superiore. Io ero leader di uno dei grandi gruppi del quinto distaccamento».

A Dabao non finivano solo i membri «della destra», internati in massa per la purga ordinata da Mao durata dal 1957 al 1961. Chen Tongjun è stato preso per vagabondaggio: «Avevo 12 anni», racconta. «Un giorno sono arrivato in ritardo a scuola, ho litigato con il professore e sono stato espulso. Se fossi tornato a casa, i miei mi avrebbero punito. Così ho gironzolato per la città chiedendo spiccioli per le caramelle, come facevo di solito. La polizia mi ha preso, mi ha detto che dovevo essere rieducato attraverso il lavoro e mi ha spedito a Dabao senza neanche avvisare la mia famiglia». Wang Chengyun, invece, è stato portato nel campo di lavoro per volere della madre: «Non riusciva a sfamare me e i miei fratelli. La polizia le ha detto che era un bel posto e lei stessa ha fatto richiesta. Avevo 13 anni».

Per continuare a leggere clicca qui.

Categorie:BastaBugie, Cina, Comunismo
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: