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”OMOFOBO” È L’INSULTO EQUIVALENTE A ”FASCISTA” DEGLI ANNI SUCCESSIVI AL 1968


Chiamavano “fascista” chiunque fosse contrario alla mentalità dominante, oggi acade la stessa cosa: ad esempio chi si azzarda a dire che i bambini hanno diritto a un padre e a una madre viene subito coperto di insulti e dichiarato “omofobo”

di Marco Invernizzi

“Omofobo” è l’insulto equivalente a “fascista” degli anni successivi al 1968. Allora veniva qualificato come fascista chiunque fosse contrario al comunismo. Fascista era chi preferiva la femminilità al femminismo. Fascista era chi riteneva che l’autorità avesse un ruolo importante nella vita privata e pubblica e non sfociasse necessariamente in autoritarismo repressivo. Fascista, insomma, era chi non fosse politicamente corretto e allineato. E una brutta conseguenza era che molti giovani diventavano fascisti senza sapere nulla del fascismo, ma solo per contestare la vulgata di moda, oppressiva e noiosa.

Oggi accade la stessa cosa. I diritti dei gay sono diventati un’ossessione, che turba Obama e i governi occidentali, quasi che il matrimonio dei gay fosse una priorità indispensabile per uscire dalla crisi economica. Ma chi si azzarda a dire qualcosa di normale, come per esempio che i bambini non nascono da due omosessuali e hanno diritto a un padre e a una madre, viene subito massacrato mediaticamente (per ora almeno, ma anche dopo il Sessantotto la violenza cominciò dal linciaggio giornalistico).

È capitato poche ore fa all’ex ministro Ignazio La Russa, che ha detto una cosa ovvia. Addirittura Ernesto Galli della Loggia, che spesso è politicamente corretto, ha denunciato l’anomalia che oggi chi dice cose normali viene attaccato come se fosse fuori dal mondo.

La situazione è grave perché il vero obiettivo della campagna mondiale contro l’omofobia e per l’ideologia del gender è cancellare nell’uomo l’idea che esista una natura sessuata da accogliere. E quindi negare che esista un artefice della natura, un Dio creatore a cui l’uomo dovrebbe affidarsi per il suo bene e per la sua felicità.

Tutti hanno paura di fronte a questa violenza che monta contro la normalità. Addirittura Silvio Berlusconi ha avuto paura di apparire omofobo.

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