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Eterologa: inganni e danni collaterali


 di Francesco Agnoli 09-09-2011

Il 20 settembre la Corte costituzionale italiana sarà chiamata a giudicare la costituzionalità del comma 3 dell’articolo 4 della legge 40/2004, che vieta la fecondazione eterologa con ovuli venduti, o come si ama dire, “donati”, da terzi.

È allora opportuno ricordare quali sono i motivi che hanno portato il Legislatore, forte anche delle esperienze di altri paesi, a questa decisione.

La fecondazione eterologa prevede che una donna venda i suoi ovuli che serviranno ad un’altra al fine di concepire. Così dovrebbe essere andata, per esempio, nel caso della cantante Gianna Nannini, impossibilitata, causa l’età, ad un concepimento autonomo, con ovulo proprio.
La prima domanda da porsi è questa: cosa accade alla venditrice? Si tratta di una vendita qualsiasi, come quella di un oggetto esterno, che non è parte della persona, o di qualcosa di profondamente diverso?

Sembra inevitabile rispondere nel secondo modo. Infatti la venditrice viene sottoposta ad una iperstimolazione ovarica particolarmente violenta, cioè viene bombardata di ormoni al fine di produrre non un ovulo, come avverrebbe in natura, ma molti di più (a seconda dell’etica e delle previsioni del medico). Sentiamo a tal proposito cosa può provocare la iperstimolazione ovarica dalle parole di un esperto come il dottor Carlo Flamigni, noto per la sua apertura alle pratiche di procreazione medicalmente assistita (PMA). Flamigni, nel suo “La procreazione assistita” (il Mulino, 2002), afferma che l’iperstimolazione ovarica sulla donna, preliminare a qualsiasi operazione di PMA, è “una sindrome pericolosa persino per la vita” (p.29), “una complicanza abbastanza pericolosa” (p.36). Infatti “l’ovaio cresce in modo anomalo fino a raggiungere un volume pari a quello di un grosso melone. Successivamente, e soprattutto se l’iperstimolazione è grave, si forma un’ascite e compaiono raccolte di liquido nelle cavità pleuriche e nel pericardio. Il sangue si ispessisce e perde proteine e la funzionalità renale diminuisce pericolosamente. A causa di grossolane anomalie della coagulazione si possono determinare trombosi e tromboflebiti, talchè esiste addirittura un rischio di vita nei casi più sfortunati” (p.63-64). A ciò si può aggiungere che l’iperstimolazione in vista della PMA comporta anche un rischio tumore, ai genitali o alle mammelle, magari nel lungo periodo (“Le Scienze”, Settembre 2004).

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