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La storia d’Europa è anche storia cristiana


di Gilbert Keith Chesterton

Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre.
In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pensiero moderno, non c’è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: «La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina». Sarebbe lo stesso affermare che la vita umana non può mai dipendere da minuziose dispute di medicina.

L’uomo che si compiace dicendo: «Non vogliamo teologi che spacchino capelli in quattro», sarebbe forse d’avviso di aggiungere: «e non vogliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili». È un fatto che molti individui oggi sarebbero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfumature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà europea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero argomentato sulle più sottili distinzioni di dottrina.

Nessuno scriverà mai una Storia d’Europa un po’ logica finché non riconoscerà il valore dei Concili, della Chiesa, quelle collaborazioni vaste e competenti che ebbero per scopo di investigare mille e mille pensieri diversi per trovare quello unico della Chiesa.

I grandi Concili religiosi sono di un’importanza pratica di gran lunga superiore a quella dei Trattati internazionali, perni sui quali si ha l’abitudine di far girare gli avvenimenti e le tendenze dei popoli. I nostri affari di oggi stesso, infatti, sono ben più influenzati da Nicea ed Efeso, da Trento e Basilea, che da Utrecht o Amiens o Versailles. In quasi tutti i casi vediamo che la pace politica ebbe per base un compromesso: la pace religiosa invece si fondava su di una distinzione. Non fu affatto un compromesso dire che Gesù Cristo era vero Dio e vero Uomo, come fu invece un compromesso la decisione che Danzica sarebbe stata in parte polacca ed in parte tedesca: era bensì la dichiarazione di un principio la cui perfetta pienezza lo distingueva sia dalla teoria ariana, sia da quella monofisita. E questo principio ha influito e influisce tuttora sulla mentalità di europei, da ammiragli a fruttivendole, che pensano (sia pure vagamente) a Cristo come a qualcosa di Umano e Divino nello stesso tempo. Mentre il domandare alla fruttivendola quali siano per lei le conseguenze pratiche del Trattato di Utrecht sarebbe meno che fruttuoso.

Tutta la nostra civiltà risulta da queste vecchie decisioni morali, che molti credono insignificanti. Il giorno in cui furono portate a termine certe note contese di metafisica sul Destino e sulla Libertà, fu deciso anche se l’Austria dovesse o no somigliare all’Arabia, o se viaggiare in Spagna dovesse essere lo stesso che viaggiare nel Marocco. Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l’oltraggiano. Nello stesso modo, allorché si stabilì la differenza tra il prestito legale e l’usura, nacque una vera e propria coscienza umana storica, che anche nello spettacoloso trionfo dell’usura, nell’età materialistica, non si è potuto distruggere.

Quando san Tommaso d’Aquino definì il diritto di proprietà e nello stesso tempo gli abusi della falsa proprietà, fondò la tradizione di una schiatta di uomini, riconoscibili allora e ora, nella politica collettiva di Melbourne e di Chicago: e ciò staccandosi dal comunismo coll’ammettere i diritti della proprietà, ma anche protestando, in pratica, contro la plutocrazia.

Le distinzioni più sottili hanno prodotto i cristiani comuni: coloro che credono giusto il bere e biasimevole l’ubriachezza; coloro che credono normale il matrimonio e anormale la poligamia; coloro che condannano chi colpisce per primo, ma assolvono chi ferisce in propria difesa; coloro che credono ben fatto scolpire le statue e iniquo adorarle: tutte queste sono, quando ci si pensa, molto fini distinzioni teologiche.

Il caso delle statue è particolarmente importante in questo argomento. Il turista che visita Roma è colpito dalla ricchezza, quasi sovrabbondanza, di statue che vi si trovano; or bene, il fatto dell’importanza dei Concili diviene ancora più impressionante quando tutto l’avvenire artistico di una terra dipende da una sola distinzione, e la distinzione stessa da un solo Uomo.

Fu il Papa, solo, che rilevò la differenza tra venerazione delle immagini e idolatria. Fu lui solo a salvare tutta la superficie artistica dell’Europa e di conseguenza l’intera carta geografica del mondo moderno, dall’essere nuda e priva dei rilievi dell’Arte.
Nel difendere quest’idea, il Pontefice difendeva il san Giorgio di Donatello e il Mosè di Michelangelo, e com’egli fu forte e deciso in Roma così il David sta gigantesco su Firenze, ed i graziosi putti dei Della Robbia sono apparsi come squarci di azzurro e nubi nel Palazzo di Perugia, e nelle celle di Assisi. Se dunque una tale distinzione teologica è un filo sottile, tutta la Storia dell’Occidente è sospesa a quel filo; se non è che un punto di affermazione, tutto il nostro passato è in equilibrio su di affermazione, tutto il nostro passato è in equilibrio su di esso.

Fonte: Avvenire, 01/06/2012

Pubblicato su BASTABUGIE n.260

  1. settembre 5, 2012 alle 11:42

    Grazie. Quello che lui e Belloc hanno fatto e detto senza paura per confutare gli intellettuali eugenetisti (cioè tutti) fu leggendario. Ma io non so spiegarlo. Sembra lo faranno Beato. Ovviamente fu l’ “amico” Bernard Shaw a vincere il Nobel. Quello che codesti intellettuali proclamavano contro di lui nelle varie conferenze era orrendo, cattivo (e divertente da leggere oggi), erano semplicemente pusillanimi razzisti: il nazismo ha applicato le loro teorie.. ma non a dovere, si prevedeva di ammazzare senza distinzione gli “inadatti” e rendere infertili le donne di famiglie disagiate, fare fuori gli anziani non colti (il grande Shaw).
    Forse Gilbert Keith Chesterton salvò l’umanità, guidato dalla grazia divina, dallo spirito di gentilezza, e dallo SpiritoSanto.

    Come sappiamo in Inghilterra ora è peggio, e quello che fa l’Inghilterra in pochi anni è applicato nel resto del mondo..
    Di lui a scuola gli insegnanti, se glielo chiedi, solo a volte sanno chi fosse (a parte il creatore di Padre Brown, l’ultima cosa per cui era popolare ed amatissimo), non dico farcelo studiare! Peccato che non abbiamo le parole dei suoi famosi confronti, non c’erano registratori, ehe! Era sempre contento e non si offendeva mai. Da una quindicina d’anni (credo sia stata la Madonna) in tutto il mondo è un fiorire di Società Chestertoniane e ristampe dei suoi libri che mancavano da 50 anni in alcuni casi, e poi inediti. E aumentano ancora! E nel suo nome si è tutti amici.
    Forse perché fu il primo che lessi, il primo libro che lessi fu ‘Ortodossia’, in ingese sul web http://www.gutenberg.org/cache/epub/130/pg130.txt
    anche in formato .pub e .kindle – come credo tutti gli altri.

    • settembre 6, 2012 alle 18:54

      Grazie a te per il commento. È vero: Chesterton è stato un grande pensatore, direi quasi profetico! Per quanto riguarda i suoi libri alcuni li ho in formato elettronico, altri li acquisterò. Davvero Chesterton è un autore che andrebbe riscoperto (fortuna che molti dei suoi libri sono stati ripubblicati in Italia).

  2. settembre 7, 2012 alle 12:26

    Sì, è stato un “profeta”!

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