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Non dimentichiamo!


La storia italiana è fatta di alcune pagine che ancora non sono state chiarite. Una di queste è l’eccidio delle foibe e l’esilio degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, il più grande massacro di civili della storia italiana. Dopo 67 anni ancora non si è arrivati ad una condivisione nazionale di questi eventi. Un primo passo in avanti si è comunque fatto il 30 Marzo del 2004 con l’approvazione della legge n° 92 che costituisce il 10 Febbraio come giornata del ricordo dei martiri delel foibe e degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Passo che, però, è importante ma non risolutivo nella rimarginazione di questa ferita che sanguina ancora.

Il monumento collocato all'ingresso della foiba di Basovizza

Con il termine “foiba” (dal latino “fovea” fossa) si indicia un tipo di dolina del Carso, costituita da un avvallamento imbutiforme sul fondo del quale si trova comunemente un inghiottitoio. Vennero usate da Tito per eliminare tutte le persone che potevano ostacolarlo nel suo piano di annessione dei territori della Dalmazia, dell’Istria, e di Fiume. Il numero di foibe si aggira intorno a 250 mentre il numero delle vittime, incerto, si può comunque calcolare sulle diverse migliaia. Tra esse troviamo fascisti italiani, comunisti italiani che non volevano vedere Trieste cadere nelle mani di Tito, militari tedeschi, militari italiani, carabinieri, finanzieri, parroci, cappellani, civli di ogni genere, razza ed età.

Da parte di Tito c’era la ferma volontà di eliminare ogni traccia d’italianità dalal terre che voleva annettare alla Yugoslavia.

L’argomento “foibe” è sempre stato un argomento scottante e posto sotto silenzio: dall’Occidente che, in piena Guerra Fredda, non volle parlare di foibe con Tito per non riavvicinarlo a Stalin; dal Partito Comunista Italiano che si trovava in imbarazzo e diviso tra l’essere partito nazionale e il vivere la sua istanza internazionale a livello di politica estera; dallo Stato italiano che, dopo essersi presentato nel ’45 come vincitore, doveva cancellare ciò che testimoniava la sconfitta.

Ancor oggi parlare di foibe provoca reazioni, anche violente.

Legato all’eccidio delle foibe c’è l’esilio dei 350.000 italiani dell’Istria, ella Dalmazia e di Fiume. Essi furono vittime del nazionalcomunismo che Tito usò per tenere unito il suo popolo e che vedeva come nemico principale e comune proprio l’italiano di quei territori. Per anni vissero in Italia in condizioni drammatiche: odiati dai ocmunsiti italiani e malvisti dal resto degli italiani che stavano riemergendo dagli orrori della guerra.

Qui potete trovare alcune brevissime testimonianze.

Questo mio breve testo è il modo che ho per ricordare tutte queste persone che meritano di essere ricordate.

Categorie:Foibe, Ricordo
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